Seventh Wonder – Recensione: Mercy Falls

Doppia copertina per il terzo album degli svedesi Seventh Wonder, considerati non a torto una delle band più promettenti per il prog metal europeo. “Mercy Falls” si presenta seguendo in piena regola quelli che sono alcuni dei tratti tipici di questo genere. Innanzitutto, si tratta di un concept album, che descrive tramite una serie di episodi la storia di un dramma familiare e la vita di un piccolo paese, con l’intento di raccontare non tanto i mali del mondo quando piuttosto il male insito in ogni uomo, che emerge dalla quotidianità delle piccole cose. Dal punto di vista musicale, si ha a che fare con un disco estremamente complesso, in cui un certo numero di brani superano i sei minuti di durata, e dove si trovano intrecci strumentali di particolare complessità a ogni piè sospinto. Sono innegabili le qualità artistiche dei singoli musicisti, abili nel dare spazio in circostanze diverse a un singolo strumento e a tornare sempre a un filo conduttore che rischia di perdersi, appunto, nelle parti strumentali. La voce di Tommy Karevik è poi perfettamente integrata nello stile della band, e risulta sempre efficace senza il bisogno di aiuti, anche se i cori non mancano ma sono dosati in modo equilibrato, a sostenere solo le parti che devono per forza essere enfatizzate (come la cupa “Welcome To Mercy Falls”, la evanescente “Umbreakable” e la più solida “Break The Silence”). Anche lo sforzo di realizzare un concept diverso dagli altri, sebbene l’idea di descrivere il male della natura umana sia un’idea già utilizzata più volte, è ammirevole, e sembra essere riuscito sebbene la lunghezza del disco possa essere un ostacolo. Quello che manca ai Seventh Wonder è quel qualcosa in più che faccia la differenza fra un buon disco, ben suonato, ma che sa di già sentito, e un vero e proprio capolavoro. A volte il passo è più breve di quanto si possa immaginare, e in questo caso sarebbe bastato davvero poco per trasformare “Mercy Falls” in un album meritevole di essere ricordato tra i migliori prodotti prog di questo periodo. La band svolge un lavoro impeccabile, a cui manca solo (se così si può dire) una maggiore volontà di sperimentare, di non rifarsi a quello che altri gruppi hanno già scritto e riscritto (“There And Back”, per quanto sia un ottimo pezzo, è un esempio di come si possano riprendere tutti i tratti fondamentali di un buon brano strumentale senza aggiungere assolutamente niente di proprio), forse con l’obiettivo di richiamare una maggiore quantità di consensi. L’intento è lodevole, ma in questo caso sarebbe stato decisamente meglio osare.

Voto recensore
6
Etichetta: Lion Music / Frontiers

Anno: 2008

Tracklist:

01. A New Beginning
02. There and Back
03. Welcome to Mercy Falls
04. Unbreakable
05. Tears for a Father
06. A Day Away
07. Tears for a Son
08. Paradise
09. Fall in Line
10. Break the Silence
11. Hide and Seek
12. Destiny Calls
13. One Last Goodbye
14. Back in Time
15.The Black Parade


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