Memoriam – Recensione: Requiem For Mankind

I Memoriam tornano sulle scene musicali con un nuovo album intitolato “Requiem For Mankind”, in uscita tramite Nucleat Blast. La formazione britannica è nata nel 2016, dopo lo scioglimento, in seguito alla morte del batterista Martin “Kiddie” Kearns, dei seminali Bolt Thrower. Il combo, costituito da Karl Willets (Bolt Thrower) alla voce, Frank Healy (Benediction, Cerebral Fix) al basso, Scott Fairfax (Cerebral Fix) alla chitarra e Andy Whale (Bolt Thrower) alla batteria, ha già all’attivo due album, pubblicati rispettivamente nel 2017, “For The Fallen”, e “Silent Vigil”, nel 2018.

Il platter in questione ha, ovviamente, origine nel solco di un death metal old school, e come punti di riferimento fondamentali i Bolt Thrower e i Benediction. Dieci canzoni, per un totale di 46 minuti, in cui Karl Willets & soci macinano riffoni mastodontici, accompagnati da una sezione ritmica devastante e martellante, un sound marcio e senza fronzoli (figlio di un certo hardcore/crust punk di scuola albionica), e un mood oscuro, trademark del combo britannico, che impregna il disco, dipingendo lo scenario desolante di un’umanità devastata da guerre e distruzioni di ogni sorta. I Memoriam non si limitano, però, a ripetere in maniera stantia una formula collaudata (come, d’altronde, non avevano mai fatto i Bolt Thrower), ma danno vita a brani che, seppur saldamente ancorati a un contesto sonoro ben preciso, risultano essere comunque freschi e appetibili.

A onor del vero “Requiem For Mankind” presenta un approccio leggermente differente rispetto ai lavori precedenti, anche nella costruzione dei brani, che risulta varia e mai scontata, tranne che per “Undefeated”, traccia dal sapore heavy metal, che si mantiene sulle coordinate di un up-tempo. Aggressività e brutalità sono convogliate in una cornice sonora in cui cavalcate, mid-tempo (che, comunque, sono i pattern ritmici maggiormente presenti sul disco), passaggi più cadenzati e altri contributi si mescolano in maniera dinamica e non banale.

Ciò è evidente già nell’opener “Shell Shock”, un assalto frontale spietato, in cui emerge un passaggio dall’incedere più lento. Impossibile restare indifferenti a “Never The Victim”, con i suoi malinconici arpeggi di chitarra, che richiamano alla mente i Nevermore. “In The Midst Of Desolation” colpisce per il suo carattere doomeggiante e ipnotico. Degne di nota, inoltre, “Austerity Kills”, che presenta soluzioni di stampo più tipicamente hardcore punk, “Refuse To Be Led”, mid tempo che mixa melodie decadenti, groove, cavalcate e rallentamenti e “The Veteran”, il cui riff portante sa tanto di Pantera; l’andamento sludge non sfigurerebbe in un album come “Far Beyond Driven”.

Requiem For Mankind” è un disco ben fatto, onesto, suonato con passione e con un sound di qualità, grazie ad un produttore del calibro di Russ Russell. Un lavoro che farà la gioia di chi ama il death metal suonato con l’attitudine e lo spirito dei bei tempi andati.

Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2019

Tracklist: 1. Shell Shock 2. Undefeated 3. Never The Victim 4. Austerity Kills 5. In The Midst Of Desolation 6. Refuse To Be Led 7. The Veteran 8. Requiem For Mankind 9. Fixed Bayonets 10. Interment
Sito Web: www.memoriam.uk.com

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