Memoriam – Recensione: For The Fallen

Non è un mistero che i Memoriam nascano in qualche modo dalle ceneri dei Bolt Thrower. Pur non essendo la discendenza propriamente lineare, visto che il solo cantante Karl Willets faceva parte dell’ultima line-up del gruppo, è noto che i nostri (e probabilmente il nome lo dimostra) siano stati messi in piedi come tributo allo scomparso Martin Kearns. Allo stesso modo parecchi sono i punti di contatto stilistici tra questa nuova formazione e i disciolti Bolt Thrower, abbastanza per poter dire che se qualcuno volesse cercare da qualche parte l’eredità della band di Coventry potrebbe, con i Memoriam, dichiararsi soddisfatto.

Lo spirito doom, l’immaginario guerresco e il suono pachidermico sono infatti ben presenti nelle canzoni qui raccolte, come ben evidente già nell’introduzione eponima e nella prima traccia “War Rages On”. Si tratta di un incipit che nulla ha da invidiare ad un disco dei suddetti Bolt Thrower, anche perché il sound è perfettamente calibrato tra lo spirito totalemente old school dell’uscita e la necessità di far suonare l’insieme al passo con la contemporaneità (similmente a quanto fatto ad esempio anche dagli Asphyx).

Una vera cornucopia per tutti coloro che di una certa attitudine rimangono paladini anche fuori tempo massimo, ma anche una piccola lezione a quelle band che, restando legate alle regole stilistiche di allora, si dimenticano di come si possa fare buona musica alla vecchia maniera, senza per forza equipararsi alla qualità sonora di un demo del 1992.

Reduced To Zero” non fa altro che confermare il mood oscuro dell’opera, facendo subito intuire che la direzione non avrà grandi mutamenti per tutta la scaletta. L’atmosfera è però quella che ci si attendeva e, cosa importante, le canzoni godono sempre di una certa dinamicità e non mancano di brillantezza.

Qualche momento di maggiore velocità arriva, forse poco atteso, con un riff come quello iniziale di “Corrputed System” ad esempio, che riprende la radice crust-punk che un po’ tutte le band estreme inglesi nate negli anni ottanta avevano in comune (non a caso in formazione c’è un musicista come Frank Healy, membro dei Benediction e dei Cerebral Fix).

L’effetto finale è piuttosto ben riuscito e scorrevole, visto che nonostante alcune tracce siano davvero lunghe, come “Flatline” (oltre sette minuti) e la conclusiva “Last Words” (oltre otto minuti), non ci sa annoia a seguire lo svolgimento che un riff dopo l’altro ci porta al termine di un lavoro da mettere tra le uscite positive di questo primo scorcio di 2017.

Certo per apprezzare la cosa bisogna essere sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda di chi il progetto l’ha messo in moto, quindi se quello che volete è un disco di death metal old school confezionato con passione e credibilità… accomodatevi, il pranzo è servito!

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Memoriam 02. War Rages On 03. Reduced to Zero 04. Corrupted System 05. Flatline 06. Surrounded (By Death) 07. Resistance 08. Last Words

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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