Memoria Avenue – Recensione: Memoria Avenue

Nordico e sbarazzino, potremmo definirlo così il rock dei Memoria Avenue, una nuova formazione norvegese che conta cinque elementi ma la cui genesi si deve soprattutto al sodalizio artistico tra il cantante Jan Le’ Brandt ed il chitarrista Tor Talle, quest’ultimo con all’attivo esperienze al fianco di Joe Lynn Turner (Rainbow, Deep Purple), Fergie Frederiksen (ex-TOTO), Rob Moratti (ex-SAGA), Steve Overland (FM) e Tony Mills (TNT, Shy). I caratteri che contribuiscono alla facilità di questa semplice descrizione sono la piacevole fluidità delle melodie, la cura della produzione (che si avvale spesso di sonorità differenti tra loro) ed il rispetto gentile delle geometrie così care a quelle algide latitudini. Allo spessore della proposta contribuisce sicuramente anche l’interpretazione di Le’ Brandt, capace di una notevole flessibilità timbrica: è grazie a questa abilità che i brani possono ondeggiare – mantenendosi vibranti – tra un rock di impronta più hard (“Stranded”) ed espressioni più compassate (“Nathalia”, o meglio la parte di “Nathalia” che precede il suo sorprendente decollo). Qualunque siano i moti, gli esiti e le sponde, le melodie sono sempre sorrette da un riffing di chitarra mai invadente ma solido (“Can’t Blame It On The Rain”, “Run With Me”), in grado di dare ad ogni brano quel piglio grintoso che sulle nostre pagine non può che sentirsi a casa propria. Lo stesso Talle è peraltro autore della prova al basso, ed è forse anche per questo che tra le sei e le quattro corde si realizza spesso una scontata me efficace fusione di intenti: in più occasioni entrambe le partiture giocano con rimandi ed unisoni, realizzando l’illusione di una sintonia tra artisti, piuttosto che appiattirsi sotto il peso della consapevolezza che a suonare il tutto è, in fin dei conti, uno solo.

A fare di “Memoria Avenue” un disco robusto e capace di espandersi oltre i propri confini stilistici sono anche un’attitudine corale (“Waiting Forever”) e piacevolmente positiva (“The Air That I Breathe”), nonché una ricercata ampiezza di orizzonti che per motivi insondabili mi ha ricordato qualcosa tra i quasi contemporanei “In The Heart Of The Young” dei Winger e “Liberi Liberi” di Vasco Rossi, passando da quei Work Of Art e Perfect Plan che la stessa Frontiers cita nei testi che accompagnano questa uscita. “If You Fall” e “High As A Kite”, giusto per citarne un paio, sembrano astrarsi dal contesto per offrire un’immagine eterea e nebbiosa, rivelando una sensibilità che ha il coraggio di spingersi fino ai confini del radiorock europeo pur di abbandonarsi alle sue atmosfere languide ed esprimersi senza costrizioni, né la paura di essere giudicati. “L’escapismo è una forma estrema di svago, spesso attraverso metodi ricreativi, il cui scopo è estraniarsi da una realtà nei confronti della quale si prova disagio”, dice Wikipedia. E se anche l’esigenza non è – forse – propriamente questa, è indubbio che in questi ed altri episodi si trova quella scintilla in grado di accendere, anzi spegnere un ricordo e trasportarci per qualche prezioso momento in un magnetico altrove. E poi c’è una struttura ordinata ma abbastanza elastica da lasciare il giusto spazio ad un bell’assolo di chitarra, ad un inaspettato strumento a fiato, ad un piccolo effetto elettronico che con il suo arrivo tiene a bada la nostra continua sete di sorpresa, attenzione e novità.

Sono insomma i piccoli tocchi sparsi qua e là, con la loro integrata coerenza, a fare di questo debutto un prodotto minimal ed a suo modo elegante, sobrio ma senza rinunciare alla verve più o meno esuberante che qualsiasi cosa collegata al rock deve in qualche modo portare in dote. “Memoria Avenue” dimostra che anche il genere melodico possiede una tridimensionalità che vale la pena esplorare, indagando tra i suoi strati alla ricerca di relazioni e connessioni, per creare senza snaturare, innovare con garbo e dare al già sentito una dignità ariosa ed irresistibile (con quella “Someday” che troverete presto nella nostra playlist settimanale) che ne faccia dimenticare le origini volgari. Mentre fa tutto questo, il lavoro dei cinque riesce a suonare fresco ed allo stesso tempo maturo, proponendo dodici tracce nelle quali l’interessante lavoro di sintesi e raccordo assume le fattezze romantiche di un caldo abbraccio (“Sometimes”) e quelle ripetibili di un ascolto piacevole senza corrompere, appagante senza stancare e coinvolgente senza appiccicare. Di quelle prime volte che si allontanano lasciando un bel ricordo, sussurrando qualcosa, ed alle quali sarebbe difficile chiedere di più.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Stuck 02. Stranded 03. Can't Blame It On The Rain 04. The Air That I Breath 05. Waiting Forever 06. Nathalia 07. Sometimes 08. Run With Me 09. If You Fall 10. Someday 11. High As A Kite 12. Picket Fence
Sito Web: facebook.com/memoriaavenue

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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