Echolyn – Recensione: Mei

E’ un viaggio, ‘Mei’. Ad essere precisi il nuovo viaggio di Echolyn, band sicuramente non prodiga di uscite, è un’unica canzone di cinquanta minuti abile nel firmare il miglior lavoro di sempre della band. Le coordinate stilistiche si rifanno direttamente ad atmosfere del passato. Fra Pink Floyd e Yes, senza dimenticare Kansas, Emerson Lake And Palmer, certo jazz e una spruzzata di blues che non guasta mai. Certe inflessioni “Red Hot” in alcune parti vocali dimostrano l’eccletismo di un gruppo mentre conduce i propri ascoltatori lungo un viaggio incantevole. Impossibile entrare nel dettaglio della suite, impossibile non rimanerne avviluppati sin dal primo ascolto. Meno tradizionale di quanto ci si possa attendere, più intimo di centinaia di altri dischi composti partendo dalle medesime basi. Un gioiello che conferisce nobiltà d’animo e porta alla luce un nome da sempre sottovalutato nel “progarama” mondiale. Difficile oggi entusiasmarsi in questo campo: di fronte a ‘Mei’ è impossibile fare spallucce. Un disco che vuole sedimentare all’interno dell’ascoltatore e sicuramente non di semplice fruizione, con il suo tema ricorrente e sempre rivisitato dai giochi di luce/ombra punto di forza incontrastato del lavoro. Sicuramente una delle migliori uscite in ambito progressive degli ultimi anni. Con buona pace dei colleghi illustri e non.

Etichetta: Velveteen / Frontiers

Anno: 2003

Tracklist: Tracklist: Mei

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