Megaherz – Recensione: Erdwärts

Giusto un anno fa, i tedeschi Megaherz tornavano in scena con “Zombieland”, nono studio album di questa band veterana dell’industrial rock/metal ma, ahinoi, sempre un gradino sotto a più blasonati colleghi come Rammstein e Oomph!, inevitabili metri di paragone all’ascolto di un album del collettivo di Monaco. Nonostante gli oltre vent’anni di storia, i Megaherz non sembrano essere mai riusciti a lasciare qualcosa che superasse il peso del tempo, assestando la propria discografia su livelli medio/bassi.

Il nuovo Ep “Erdwärts”, fin dalla copertina segue la linea concettuale dell’apocalisse zombie cara alla nuova generazione di nerd (proprio come il suo predecessore) e di fatto non introduce nessuna novità di rilievo per il gruppo mitteleuropeo, sempre autore di brani piacevoli e onesti ma del tutto estemporanei.

Al solito la band predilige quei pezzi enfatici e posticci a base di chitarre “grasse” e basi elettroniche immediatamente fruibili, irrorando il tutto con il crooning gigione del vocalist Lex. Una canzone come “Glorreiche Zeiten”, con il suo refrain ficcante e canterino e gli enfatici innesti sinfonici funziona benissimo, così come la successiva “Einsam”, con il contributo della voce femminile e “Jordan”, che chiude il platter con un tocco di romanticismo.

Boombastici, laccati a modino e caciaroni, i nostri amici Megaherz inanellano sei nuove tracce che si ascoltano con piacere ma prive del cosiddetto “qualcosa in più” che rende caratteristici un album e i suoi autori.

Voto recensore
6
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Wer Hat Angst Vorm Schwarzen Mann?
02. Ist Das Verrückt?
03. Glorreiche Zeiten
04. Einsam
05. Teufel
06. Jordan


Sito Web: http://www.megaherz.de/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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