Paganini – Recensione: Medicine Man

Tre anni fa Marco Paganini aveva proposto, per il suo ritorno sulle scene da solista, una antologia della sua carriera, iniziata già negli anni Settanta. Oggi invece i pezzi sono tutti nuovi di zecca, e dimostrano che il tempo passa ma la grinta resta. Se si sorvola sui due brani finali, due versioni non particolarmente riuscite dello stesso pezzo, il resto di “Medicine Man” si articola su un hard rock vivace e con varietà di ritmi e di stili, a volte divertente e a volte meditativo. Si passa dal rock-blues di “The Secret” alle sonorità malinconiche di “Teardrops”, per arrivare all’insieme di ritmi e cori dal testo quasi surreale di “Keeping It Real”. I pezzi migliori risultano essere la title-track, che apre anche l’album, che attraverso un ritmo lento segnato dal pianoforte introduce un testo riflessivo, quasi un monologo interiore, e “Easy Come, Easy Go”, strofa acustica e ritornello con chitarra elettrica, che contiene fra gli altri il bel verso “Some girls are born to dance and some to take a chance and others sit there waiting”.

Il musicista tedesco ha prodotto quindi un disco coerente con se stesso, in parte raffinato e in parte grezzo come un diamante da smussare ma dove comunque si respira rock, cosa che fa sempre bene.

Voto recensore
7
Etichetta: Pazouzou Records

Anno: 2008

Tracklist: 1. Medicine Man
2. The Secret
3. End Of The Line
4. Teardrops
5. The Only One
6. Keeping It Red
7. Easy Come, Easy Go
8. Stomping Grounds
9. I Don’t Want Your Love
10. Faith Healer
11. Faith Healer (Extended)

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