Meat Loaf – Recensione: Braver Than We Are

Difficile ascoltare e giudicare in maniera “razionale” “Braver Than We Are”, ultima fatica discografica di Meat Loaf. Difficile conoscendo le condizioni di salute non ottimali – seppure in recupero – di Marvin Lee Aday. Difficile senza considerare gli album che lo hanno preceduto e ai quali si richiama apertamente. E ha ben pensarci è proprio questa la chiave per leggere nella maniera migliore questo lavoro. E’ di questi giorni la notizia che “Bat Out Of Hell” diventerà, in occasione del quarantennale del 2017, un musical, e allora ha ancora più senso e più peso il ritorno, per “Braver Than We Are”, di Jim Steinman dopo silenzi, litigi e cause in tribunale. La sua mano si fa sentire eccome, e si traduce in consapevoli rimandi ai gloriosi tempi dei primi album. Dalle “icycles instead of tears” in “Souvenirs” (prese pari pari da “Two Out Of Three Ain’t Bad”) alla ripresa, in “Skull Of Your Country”, di interi passaggi da “Total Eclipse Of The Heart” (scritta da Steinman e portata al successo da Bonnie Tyler, con un ruolo secondario per Meat Loaf). Quasi tutti i pezzi arrivano da brani scritti da Steinman anni o decenni fa, alcuni sono stati proposti da altri artisti (Bonnie Tyler, Sisters Of Mercy), ma tutti sono stati pesantemente rielaborati e riarrangiati in perfetto Meat Loaf-style.

Grandeur e numeri che sembrano usciti proprio da un musical costellano una scaletta che alterna il tono nostalgico e melodrammatico a quello scanzonato che pure è nelle corde di Meat Loaf, con un risultato sicuramente efficace che ha il merito non indifferente di riportarci nell’atmosfera dei bei tempi andati. Ruolo preminente per tastiere, voce e cori, qualche chitarra, ma va bene così! L’apertura è affidata alla teatralità di “Who Needs The Young”, perfetta per introdurci nel mondo di “Braver Than We Are”: un mondo che trova una “sintesi” nella suite “Going All The Way”, che ha tutto ciò che ci si potrebbe attendere da un pezzo di Meat Loaf e si inserisce in una tradizione inaugurata da “Bat Out Of Hell” (la canzone) e “Paradise By The Dashboard Light” e rinvigorita poi da “I’d Do Anything For Love”: ciliegina sulla torta i duetti, nei sei movimenti di cui si compone il brano, con Ellen Foley e Karla DeVito, collaboratrici di lunghissima data e per questo perfettamente riconoscibili, ad accrescere quel senso di familiarità che permea quasi tutto l’album. La più dolce “Speaking In Tongues”, l’ironia di un titolo come “Loving You’s A Dirty Job”, i fiati di “Souvenirs” aggiungono colore e gusto mentre Meat Loaf e Steinman convincono meno quando tentano di modernizzare sound (“More”) e ritmo (“Train Of Love”). Citazioni e rimandi, presenti in maniera massiccia dal primo all’ultimo minuto, non sono fini a se stessi ma aggiungono un livello di lettura a chi conosce la carriera del cantante americano.

Un album riuscito per almeno due terzi della sua durata, che nei suoi momenti migliori apre uno scrigno di ricordi capace di divertire ed emozionare come solo chi ha una personalità grande come Meat Loaf riesce a fare.

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Voto recensore
7,5
Etichetta: Caroline Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Who Needs The Young 02. Going All The Way 03. Speaking In Tongues 04. Loving You’s A Dirty Job 05. Souvenirs 06. Only When I Feel 07. More 08. Godz 09. Skull Of Your Country 10. Train Of Love
Sito Web: http://meatloaf.net/

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. HUGE

    mah disco inutile, vecchia minestra riscaldata venuta male, svociato , non bastano quei richiamini al vecchio sound (che poi sono scarti) per fare un bel disco…………….voto 5,5 e spero sia l’ultimo!!!

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    • sergio cavaliere

      non sono in accordo …direi che il disco è di buona fattura …con alcuni richiami al passato e qualcosa di nuovo ….ci sono pezzi buoni …da non sottovalutare …avrei forse qualcosa da dire sulla registrazione ..dei pezzi …manca la corposita’ della batteria in tutti ipezzi …ma musicalmente trovo sia un buon lavoro

      Reply (in reply to HUGE)
  2. Nexx999

    Semplicemente Meraviglioso! Il ritorno del Grande Meat Loaf e del Sovrano Jim Steinman! Non capire un caxxo di musica è il nuovo ‘must’ per molti ‘generazionisti’ da canzoncine pop-rock pseudo metal-latta, con basi oramai tutte simili se non uguali, vocine femminili ansimanti e vocine da maschietti con uguli femminoid,i con una chitarra davanti e un microfono nel sedere..

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