Me And That Man – Recensione: New Man, New Songs, Same Shit, Vol.1

Accade a volte che tanto più “estremi” sembrano certi generi, tanto più circoscritte immaginiamo le abilità espressive in capo ai loro migliori interpreti: nonostante una certa specializzazione non sia di per sé deleteria, se secondo Malcolm Gladwell (Fuoriclasse, 2008) ci vogliono almeno diecimila ore di allenamento per diventare davvero bravi a fare qualcosa, la constatazione che un artista possa sempre sorprenderci affrancandosi dall’immagine che gli abbiamo cucito addosso rende la commedia umana assai più imprevedibile e divertente. E’ questo il caso di Adam Darski, quel Nergal fondatore e frontman dei black metallers polacchi Behemoth, che già nel 2017 ci aveva stupito con il “blues / southern / gothic” di Songs Of Love And Death e che oggi ne propone un’ideale continuazione articolata nelle undici tracce di New Man, New Songs, Same Shit, Vol.1 Ora come allora, il rock di Nergal sembra raccogliere e nobilitare tutta l’americana che i Ghost hanno utilizzato nel recente passato per dare spessore e contesto alla nuova produzione: languido e disilluso (Coming Home), polveroso ed allo stesso tempo notturno (Man Of The Cross), lo stile di queste new songs è quello cantautoriale, ruvido e senza filtro che una volta apparteneva a Johnny Cash, Nick Cave o Roy Orbison, mentre oggi i suoi suoni analogici trovano un’insperata contemporaneità in quella scena indipendente alla quale attingono volentieri le serie televisive “autoriali” trasmesse dalle piattaforme di streaming.

Nonostante la natura diretta di ciascun brano, cartoline da selvaggio e cavernoso west che raramente si spingono oltre i quattro minuti, il disco non è creativamente desertico: i cori di Burning Churches, il gospel di By The River e la disperazione infuocata di I Surrender sono tanto diversi tra loro quanto credibili e liberi da costrizioni, al punto che al secondo ascolto nemmeno il triello tra chitarra elettrica, banjo e violino di Deep Down South suona forzato, né fuori posto. New Songs può insomma apparire fuori contesto sulle pagine di metallus.it o come un disco pubblicato da Napalm Records, ma potrebbe tranquillamente figurare tra le recensioni del rock d’autore che si trovano ogni mese sulle seriose riviste per audiofili. E’ proprio l’assoluta libertà creativa in capo alla band a definire il valore aggiunto di un album nel quale ogni elemento – così come la sua continua ed imprevedibile mobilità all’interno del mix – suona viscerale, istintivo e fuori dal tempo, perchè la sua natura squisitamente ribelle, perfettamente interpretata dai diversi guest che si alternano alla voce, gli permette di farlo. Quando il materiale è buono e l’idea di fondo solida, sembra dirci Darski, la scelta della forma può ridursi – più o meno provocatoriamente – ad una pura questione di involucro, umore ed opportunità, perché a fare la differenza sarà il potere evocativo di ogni nota una volta che essa ci sarà entrata in circolo.

Possibile che un brano in stile bluegrass possegga la medesima forza evocativa di We Are But Falling Leaves dei Sentenced (The Funeral Album, 2005) o Down That Dusty 3rd World Road dei D-A-D (Riskin’ It All, 1991)? Ebbene, se New Man ha un pregio è quello di farci frequentemente intravedere questa possibilità, e di annoverarla tra le cose che da oggi siamo disposti ad ascoltare/accettare con atteggiamento più curioso e conciliante. E l’apertura splendida e luminosa di How Come?, posta con intelligenza nelle battute finali, sembra fatta apposta per dirci che è venuta l’ora di riabituarci alla luce, salutare i compagni di viaggio e ritrovarci ascoltatori musicalmente più arditi, culturalmente più maturi ed umanamente arricchiti. Sarebbe troppo facile dire che New Man è un album “difficile da catalogare”, per il semplice fatto che canalizza la sua attitudine solitaria e disperata tra i binari di un genere insolito. In realtà al centro dell’operazione sembra esserci il messaggio che, qualunque siano i suoni e gli stili, ogni arte può suonare a pieno titolo “rock” fino a quando riesce a stimolare il suo pubblico con la forza delle sue idee e l’energia positiva del suo spirito libero.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Run With The Devil 02. Coming Home 03. Burning Churches 04. By The River 05. Męstwo 06. Surrender 07. Deep Down South 08. Man Of The Cross 09. You Will Be Mine 10. How Come? 11. Confession

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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