Mayhem – Recensione: Grand Declaration Of War

Cominciamo con un assunto: le reazioni di fronte all’arte, in tutte le sue forme, sono molteplici e soggettive. Qualcuno potrebbe rimanere ore ad ammirare il “Concetto Spaziale”di Lucio Fontana decifrandone il messaggio e tracciando paragoni simbolici, altri dissentire e affermare che “hey, ha soltanto bucato una tela”. Potrà sembrare strano, ma questo è l’atteggiamento che si potrebbe riservare ad un album come “Grand Declaration Of War”, in genere amato o odiato in pari misura.

Perchè? Siamo nel 2000, ma facciamo un passo indietro. Sei anni prima uscì postumo quel “De Mysteriis Dom Sathanas” che (forse anche inconsapevolmente nelle intenzioni degli autori) divenne la pietra miliare di  un certo modo di concepire il black metal, in termini musicali, di attitudine, di ortodossia e alimentò la leggenda attorno al personaggio dello scomparso Euronymous. Inutile dire che ogni suo successore avrebbe dovuto superare un ostacolo fin troppo grande.

Ma questi sono i Mayhem di Hellahammer, sono i Mayhem del ritorno di Maniac alla voce e che ebbero il coraggio ammirevole di ribaltare totalmente i canoni del black metal e di scrivere comunque un capitolo terrorizzante. Certo all’epoca “Grand Declaration Of War” fu criticato da più parti. Sarebbe stato fin troppo facile comporre un “De Mysteriis Part II” ma questo non era nelle intenzioni di una band che si fece coinvolgere da quell’ondata di cambiamento che interessò il genere già nella seconda metà degli anni ’90 (Ulver e Arcturus ne sapevano qualcosa).

Ecco dunque che il gruppo dal quale ci si aspettava il ritorno più “grim” e “trve”della storia, ci prende tutti per i fondelli e sforna un lavoro dove regnano caos e confusione, con tanto di ghost track e una lettura del dischetto ottico che non corrisponde alla numerazione delle tracce presenti nella tracklist. “Grand Declaration Of War” è il disco dela voce disumana e distante di Maniac che canta esulando dal percorso degli strumenti, delle bordate elettroniche che si mischiano a un estremismo sonoro nichilista. (“A Bloodsword And A Coldr Sun” pare uscire da un incubo degli Aphex Twin).

Sorta di “Into The Pandemonium” moderno, il secondo studio album dei Mayhem è azzardato e d’avanguardia, viaggia dai toni epici e marziali di “View From Nihil” a quelli arrendevoli e rarefatti di “Completion In Science Of Agony”. La suite “To Daimonion” si permette di andare oltre inserendo il silenzio nella sua partitura, ricordando il filo sottile tra genio e follia e come il “4’33”” di John Cage possa adattarsi anche a questo tipo di musica.

Opera ostracizzata e a sua volta ostracizzante, “Grand Declaration Of War” è il disco che necessariamente si scopre in seconda battuta, lontano da pregiudizi ed evitando ogni tipo di paragone con un’eredità tanto pesante.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2000

Tracklist: 01. A Grand Declaration of War 02. In The Lies Where Upon You Lay 03. A Time To Die 04. View from Nihil (Part I Of II) 05. View from Nihil (Part II Of II) 06. A Bloodsword And A Colder Sun (Part I) 07. A Bloodsword And A Colder Sun (Part II) 08. Crystalized Pain In Deconstruction 09. Completion In Science Of Agony (Part I) 10. To Daimonion (Part I) 11. To Daimonion (Part II) 12. To Daimonion (Part III) 13. Completion In Science Of Agony (Part II)
Sito Web: https://www.thetruemayhem.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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