Mayhem – Recensione: Daemon

Approcciarsi al nuovo disco dei Mayhem (o dei “The True…” fate un po’ voi) è sempre decisamente complicato. L’onda lunga del glamour semi-hollywoodiano per “Lords Of Chaos” di Jonas Åkerlund ha portato un poco di notorietà ai nostri ma nulla più, niente riflettori da stadio.

Ci sono state poi le recentissime sparate (Forse? Probabile? Chissà?) di Necrobutcher, che nei pressi della volata posta prima dell’uscita di “Daemon” ha raccontato di come Varg Vikerness lo abbia beffato scattando prima del previsto uccidendo lui per primo l’ex mastermind della band Euronymus.

I Mayhem sono questo, oggi sono questo dopo una infinità di cadute, di battaglie perse, tanta stampa (buona o cattiva lascio a voi decidere) ed idee confuse. Hanno provato ed hanno sbagliato, hanno cercato strade meno consone al loro essere, e questo non deve essere dimenticato. I Mayhem rappresentano tutti i vizi capitali, come quelli dipinti da Hieronymus Bosch (e ancora quel nome a ritornare in forme inaspettate) ed oggi esposti a Madrid.

Ira, superbia, cupidigia come senso di insoddisfazione, la lussuria nella musica: i tratti di una band che ha cercato e cerca ancora di incarnare la debolezza umana, la debolezza di chi, indolente, si lascia scivolare il bene altrui addosso. I Mayhem sono esseri umani, sono carne e sangue, e proprio attraverso carne e sangue cercano di ricostruire l’impalcatura di una carriera travolta dalla fama e spesso dall’infamia.

Le frustate old-school, la voce di Attila e la disperata voglia di ritornare allo spirito di “The Mysteriis Dom Sathanas” sono il carburante di un disco che prova ad incendiare gli animi sin dalle prime note di “The Dying False King”. Lo spirito primordiale di “Bad Blood” che si coniuga con scorie death metal, l’oscurità di “Aeon Daemonium” e “Worthless Abominations Destroyed” sono i volti nobili di un disco valido e fedele allo spirito.

“Daemon” non è un brutto disco, non è un “Grand Declaration Of War” tanto per intenderci, è la difesa di un fortino, rafforzare le posizioni, l’arrocco negli scacchi. Piace quindi, ma non convince del tutto come nei momenti in un cui vengono costruite con forza atmosfere oscure. L’impronta c’è e resta: la voce di Attila ed il drumming di Hellhammer come cordone ombelicale di un secondo passato in un attimo.

I Mayhem, oggi con “Daemon” sono una band che non si arrende, che a volte arranca, che spreca ma che rimane fedele a sé stessa in maniera quasi commovente. Per i fan è certo una medaglia al valore, anzi due, ma per tutti gli altri che magari li hanno incontrati solo dopo aver visto il film diretto dall’ex batterista dei Bathory (e regista anche dei video di Madonna, Metallica e Pink…) non troveranno in “Daemon” il gelo tanto agognato.

Un piacevole limbo, poco altro, nonostante il valore del disco che non sposta la storia di una band che ha cercato di aggrapparsi alla leggenda.

Etichetta: Century Media

Anno: 2019

Tracklist: 1. The Dying False King 2. Agenda Ignis 3. Bad Blood 4. Malum 5. Falsified And Hated 6. Aeon Daemonium 7. WOrthless Abominations Destroyed 8. Daemon Spawn 9. Of Worms And Ruins 10. Invoke The Oath 11. Everlasting Dying Flame (bonus) 12. Black Glass Communion (bonus)
Sito Web: facebook.com/mayhemofficial/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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