Max Pie – Recensione: Odd Memories

Lo giuro, non ho nulla di personale contro i Max Pie! Semplicemente trovo la proposta della band belga decisamente inconcludente, un mix poco digeribile tra power metal e prog, in cui i passaggi più tecnici sembrano incollati col vinavil ai momenti melodici ed in doppiacassa. “Odd Memories” è il terzo album dei nostri, un lavoro che non si discosta poi molto dai suoi predecessori, composto da song dall’elevato minutaggio, alla ricerca di melodie vincenti in un mare di note e momenti solisti.

I Max Pie alternano nel corso del platter brani decisamente più power oriented ad altri smaccatamente prog (“Odd Future” fa gridare allo scandalo per la spudorata citazione Theater), ma non riescono ad eguagliare uno stile dove i nostri DGM e Pagan’s Mind sono maestri. “Age Of Slavery” è la classica opener power oriented, sorretta da un guitarr riff doppiato da synth, in cui il cantante Tony Carlino non convince nelle linee vocali. E questo sarà un leit motiv di tutto “Odd Dimension”, perché l’ugola al vetriolo del frontman che scimmiotta un po’ Russel Allen, non aiuta la band che scimmiotta i Symphony X, a compiere il salto di qualità. Rispetto al passato i Max Pie hanno indurito il proprio sound, ma sono rimasti ancora imprigionati dalla voglia di strafare, infarcendo le canzoni di tante, troppe idee.

Odd Memories” è ricco di spunti di grande tecnica strumentale, ma manca del tutto la forma canzone. E ciò rende questo terzo disco dei Max Pie ancora acerbo e difficilmente digeribile, consegnadoci ancora una volta una band troppo sicura di sé, convinta che basti volare alla velocità della luce sul pentagramma per impressionare l’ascoltatore.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Mausoleum Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Odd Memories Opening
02. Age of Slavery
03. Odd Future
04. Promised Land
05. Love Hurts
06. Don’t Call My Name 07. Hold On
08. Unchain Me
09. Cyber Junkie
10. The Fountain Of Youth


Sito Web: http://www.maxpie.be/disco.php

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