Matthias Steele – Recensione: Question Of Divinity

Anche se non certo tra le band più note della scena americana i Matthias Steele possono vantare un’attività ormai trentennale, anche se caratterizzata da uscite indipendenti e sporadiche. Ci pensa la nostrana Minotauro Records a mettere tutto a posto, pubblicando, insieme al nuovo disco “Quesiton Of Divinity”, anche le vecchi produzioni della formazione.

Se pur il protagonista della recensione dovrebbe essere questa nuova fatica, dobbiamo sinceramente dire di aver trovato molto più interessante la ristampa del primo album “Haunting Tales Of A Mirror’s Past”, che ben contestualizzato nel movimento underground dell’epoca (il disco è uscito nel 1991) non può che far la sua bella figura. Anche se in parte penalizzata da una produzione un po’ scadente e da un livello generale che rimane sin troppo amatoriale, l’uscita in questione ci presenta una band capace di muoversi su coordinate stilistiche originali e una bella quantità di idee particolari nelle soluzioni armoniche. Una descrizione che possa rendere l’insieme con efficacia non è neanche così semplice, visto che vengono sicuramente in mente i Manilla Road per il taglio epico e la struttura non sempre lineare dei brani, ma i Matthias Steele incorporano anche influenze che arrivano direttamente dal thrash o dal power metal più grezzo, con anche passaggi melodici oscuri che ne aumentano l’atmosfera dark. Particolare è anche la voce di Lionetti, che si produce in tonalità alte in simil-falsetto e passaggi più evocativi, forse con qualche carenza tecnica, ma con molto pathos (anche in questo caso il paragone con i Manilla Road ci sta, in fondo).

Dopo un lavoro così anomalo, uscito tra l’altro a ridosso dell’esplosione del grunge, non ci stupisce che la band non avesse ricevuto chissà quale riscontro. Passano così molti anni prima di poter ancora ascoltare una nuova incisione, arrivando addirittura al 2007, anno in cui i Matthias Steele pubblicano “Ressurection”. Forse anche al a causa del cambiamento di line-up che ha portato nella band il chitarrista Jami Blackwood, autore anche di una buona fetta della musica, questo disco mostra una notevole differenza rispetto al passato. Si tratta infatti di un lavoro più in linea con la tradizione del metal americano degli anni ottanta, con un’influenza piuttosto scontato dei vecchi dischi dei Judas Priest e un songwriting più ordinato e schematizzato. Migliora ovviamente la qualità della registrazione, ma la band non perde il fascino verace delle produzioni underground, così come rimangono le atmosfere epiche e darkeggianti, vero punto di forza dell’espressività dei Matthias Steele.

Arriviamo così al recente e citato “Question Of Divinity”. Dobbiamo francamente dire che dei tre album stampati dalla Minotauro questi ci appare come il più debole. Forse perché ormai siamo fuori tempo massimo per lodare ancora lo spirito naif di un tempo e l’approssimazione di certe linee vocali, così come il manierismo scarsamente fantasioso di gran parte delle composizioni. Anche se sono passati altri dieci anni dal disco precedente e venticinque dal debutto i Matthias Steele non riescono in effetti a inserire la marcia in più, restando fermi ad un sound super-datato, che sicuramente ha ancora oggi un certo numero di estimatori, ma che crediamo si possa anche concretizzare in una forma migliore di quanto prodotto in canzoni poco esaltanti come la title track o la scontata “World Of Sin” (un up-tempo hard & heavy molto abusato e cantato davvero maluccio). Rimangono di buono il fascino dark di alcuni momenti (ad esempio la sabbathiana “March Of The Dead”) e la genuina sincerità con cui il gruppo approccia la materia, ma non basta per superare una risicata sufficienza.

Nel complesso della discografia siamo sicuramente di fronte ad una band che merita interesse da parte degli appassionati, ma che ci pare non abbia oggi più molto da aggiungere a quanto fatto in passato.

Matthias Steele - Question Of Divinity

Voto recensore
7
Etichetta: Minotauro Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Question of Divinity 02. World of Sin 03. Freedom 04. My Pain 05. March of the Dead 06. The Boatman 07. It's a way of Life 08. No Solutions 09. Worthless Soul (live) 10. Supersonic Man (live)
Sito Web: www.minotaurorecords.com

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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