Mastodon – Recensione: Hushed and Grim

Negli oltre venti anni di carriera, i Mastodon sono riusciti a consolidare il loro nome grazie alla pubblicazione di album divenuti dei punti di riferimento per la scena estrema. I nomi sono quelli che ogni amante del Metal avrà sicuramente ascoltato miliardi di volte (se non l’avete fatto, vi consigliamo di interrompere la lettura e recuperare il tempo perso): “Remission” (2002), “Leviathan” (2004), “Blood Mountain” (2006) e “Crack the Skye” (2009) hanno segnato i primi anni del nuovo millennio e ancora oggi trasudano di oscura e violenta perfezione.

Ma il combo di Atlanta non si accontenta di ripetere stancamente una formula che, per quanto risulta vincente, fa a pugni con la loro creatività: il processo creativo folle ha fatto sì che i Nostri dessero alle stampe lavori come “Once More ‘Round the Sun” (2014) e il precedente “Emperor of Sand” (2017), album che pur non eguagliando la qualità delle pietre miliari sopracitate rappresentano delle esperienze più che appaganti. Adesso, i Mastodon tornano sulla scena con un disco, “Hushed and Grim” che spinge ancora più avanti la ricerca dei nostri, lasciando emergere una vena progressive prepotente. Il risultato è quindici brani solidi, ben congegnati che alternano umori e atmosfere lasciando invariato il marchio di fabbrica della band, ovvero potenza, formidabile perizia tecnica e consapevolezza dei propri mezzi. D’altronde, non si diventa un nome di culto se non si è consci di ciò che si può realizzare.

Dicevamo, dunque, ben quindici brani che rappresentano quanto di meglio il gruppo della Georgia possa offrire: Brent Hinds, Troy Sanders, Bill Kelliher e Brann Dailor non si nascondono e assecondano il loro songwriting esplornado territori nuovi, spesso inediti ma decisamente ammalianti. Dopo il terremotante inizio di “Pain with an Anchor” lascia ben presto a un mid-tempo roccioso che fa il paio con la nervosa “The Crux”, altra composizione che si muove lungo coordinate ben definite, in cui l’impatto e il groove rappresentano la vera peculiarità. In generale, tutto sembra dilatarsi e il sound dei Mastodon diventa avvolgente, quasi una nenia: la rabbia viene messa al servizio della melodia, e i toni algidi dell’illustrazione di copertina vengono tradotti in musica. In tal senso, gli esempi più fulgidi possono essere “Sickle and Peace”,Skeleton of Splendor”, “Dagger” e “Gobblers of Dregs”, ovvero tracce che sforano i sei minuti di durata e che si prendono tutto il tempo per insinuarsi nella mente dell’ascoltatore.

Non mancano episodi più diretti (“The Beast”, “Peace and Tranquillity”, “Savage Lands”) ma, in generale, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a qualcosa di più meditativo, più profondo e articolato che preferisce puntare su costruzioni intriganti e atmosfere più sognanti ma pur sempre marce, sporche. Se avete amato l’irruenza degli esordi (“Remission”), il sound grezzo e diretto di “Blood Mountain” o le fughe psichedeliche di “Crack the Sky”, sappiate che non ritroverete certo quelle peculiarità bensì qualcosa di più maturo. I Mastodon hanno coraggio da vendere e questo “Hushed and Grim” ne è la prova: non sappiamo dove condurrà la loro ricerca, per ora ci godiamo queste quindici composizioni di grande pregio. Lontani dai loro picchi ma sempre dannatamente magnetici.

Etichetta: Reprise Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Pain With An Anchor 02. The Crux 03. Sickle And Peace 04. More Than I Could Chew 05. The Beast 06. Skeleton Of Splendor 07. Teardrinker 08. Pushing The Tides 09. Peace And Tranquility 10. Dagger 11. Had It All 12. Savage Lands 13. Gobblers Of Dregs 14. Eyes Of Serpents 15. Gigantium

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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