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Mastodon – Recensione: Emperor Of Sand

I Mastodon sono senza ombra di dubbio una delle più grandi band emerse sulla scena metal dopo il 2000. I capolavori “Leviathan”, “Blood Mountain” e “Crack The Skye” sono pietre miliari che hanno lasciato il segno nella storia musicale dello scorso decennio, i caleidoscopici “The Hunter” e “Once More ‘Round The Sun” due eccellenti dischi con cui il gruppo di Atlanta ha continuato ad abituarci fin troppo bene. Questa premessa è servita essenzialmente per nascondervi giusto il tempo di poche righe una scomoda, ma che prima o poi si sarebbe inevitabilmente palesata, verità: dopo tante stupefacenti sorprese, il nuovo “Emperor Of Sand” è “solo” un buon album.

Ammettiamo con disarmante sincerità che se sulla copertina del settimo lavoro del combo americano non avesse campeggiato la parola “Mastodon”, nel suo bel logo elegante e raffinato, avremmo forse incoraggiato i debuttanti di turno definendoli come autori di un piccolo gioiello variegato e di classe. Si dà il caso però che sapessimo cosa stavamo recensendo, e l’eredità dell’ensemble della Georgia è pesante come un macigno. Se i nostri mettono dunque a segno undici tracce piacevoli, variopinte e come al solito magistralmente cesellate, ma fin troppo telefonate per quello che è ormai il trademark della band e spesso abbastanza più semplici rispetto agli abituali standard, un pizzico di delusione non può non fare capolino.

Esposte comunque tutte le criticità del caso all’inizio della nostra disamina, è ora il momento di dire che “Emperor Of Sand” si conferma un platter di qualità, con ottime canzoni e che cresce con il passare degli ascolti. Concettualmente parlando, le premesse alla base dell’album sono poi altamente nobili e profonde. Il vagabondaggio attraverso il deserto espresso nel concept altro non è che un’elaborata metafora della lotta contro il cancro; un racconto che trova il proprio fondamento nella vita reale, dal momento che negli ultimi anni la moglie di Troy Sanders e le madri di Brann Dailor e Bill Kelliher sono state purtroppo colpite da questa malattia.

A un substrato lirico così impegnato si sposano quindi musiche a volte altrettanto complesse, altre immediate come mai se ne sono sentite nella storia del gruppo. I nostri danno il meglio di sé con l’evocativa e possente opener “Sultan’s Curse” e con le tracce più complicate e sulla lunga distanza come la psichedelica “Roots Remain” o la dolce e malinconica, poi più tesa e misteriosa, “Jaguar God”. Sull’altro versante, i tre minuti del singolo “Show Yourself” sono quanto di più easy e facilmente assimilabile il combo georgiano abbia mai prodotto.

Ritroviamo un approccio altrettanto diretto nelle sempre brevi, ma più spigolose e impegnative, “Precious Stones” e “Scorpion Breath”. I buoni vecchi Mastodon, coriacei e sempre restii a far adagiare sugli allori i propri ascoltatori, riemergono invece nella rocciosa “Steambreather” e nella frenetica “Word To The Wise”, che viene purtroppo clonata nella propria ritmica e nel proprio incedere da una non troppo convincente “Ancient Kingdom” a seguire. Fortunatamente un’eclettica “Clandestiny”, ma soprattutto un’“Andromeda” in costante bilico tra rabbia e apertura melodica, rimettono subito le cose al loro posto.

Ricollegandoci a questo punto con quanto detto all’inizio, ribadiamo e confermiamo le nostre prime impressioni: “Emperor Of Sand” è il platter meno sorprendente e riuscito all’interno della strabiliante carriera dei Mastodon; nonostante ciò, resta comunque un signor disco. Sarà la tematica profonda che vi viene affrontata, saranno le inconfondibili e affascinanti atmosfere che emergono qua e là, sarà l’inscalfibile gusto compositivo di cui i nostri sono al di là di tutto dotati, ma anche se stavolta l’ensemble statunitense ha un po’ limitato le proprie capacità, la sua opera è in ogni caso di valore. Vediamo allora questo album come un lavoro di transizione, passaggio necessario per portare nuovi e succosi frutti ai prossimi appuntamenti in studio.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Reprise Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Sultan’s Curse 02. Show Yourself 03. Precious Stones 04. Steambreather 05. Roots Remain 06. Word To The Wise 07. Ancient Kingdom 08. Clandestiny 09. Andromeda 10. Scorpion Breath 11. Jaguar God
Sito Web: www.mastodonrocks.com

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Last Rites/Loved To Death

    Mi sarebbe piaciuto vedere una recensione scritta a più mani, capace di esporre punti di vista diversi fra loro, magari anche opposti. Lo scrivo perché, citando testualmente il buon Matteo, che comunque ringrazio per il lavoro: “I Mastodon sono senza ombra di dubbio una delle più grandi band emerse sulla scena metal dopo il 2000” e viene di conseguenza che l’uscita di un loro album sia necessariamente un evento, nel bene e nel male…. in fondo ai quattro pensionati di frisco lo avete concesso 😛

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