Header Unit

Masterplan – Recensione: PumpKings

Un’uscita totalmente priva di spessore ed interesse. Questo nuovo, se così possiamo definirlo, album dei Masterplan non è null’altro che una raccolta di brani precedentemente incisi dagli Helloween e qui ripresi dalla nuova formazione di Roland Grapow.

Quale possa essere il senso di un’operazione del genere ci sfugge, a meno che, ovviamente, non si tratti di un tentativo di mantenere in giro il nome della band in un momento in cui l’ispirazione è mancante, cercando di sfruttare al massimo a livello promozionale il passato di Grapow.

Anche perché non è che queste nuove incisioni siano qualcosa a cui valga la pena dare troppa importanza. Le canzoni sono più o meno quelle, con qualche piccola variazioni nelle scelte di sound (che qui sono banalmente più omogenee, rispetto a canzoni tratte da album diversi) e arrangiamenti più accostabili allo stile dei Masterplan.

Il vero problema è che il suddetto trattamento, lungi dall’aver migliorato la resa delle canzoni, le ha al contrario, rese meno accattivanti e d’impatto. Pur con tutto il rispetto per una band che mantiene al proprio servizio musicisti di prim’ordine, un’opera come “PumpKings” merita solo ed esclusivamente di essere ignorata.

Voto recensore
4,5
Etichetta: AFM Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. The Chance 02. Someone’s Crying 03. Mankind 04. Step Out Of Hell 05. Mr. Ego 06. Still We Go 07. Escalation 666 08. The Time Of The Oath 09. Music 10. The Dark Ride

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Andrea

    Palese caduta di gusto del buon Roland.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login