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Mastercastle – Recensione: Wine Of Heaven

Questa volta i Mastercastle di Pier Gonella e Giorgia Gueglio hanno lasciato passare un pochino più di tempo rispetto alle pause a cui ci avevano abituato tra un nuovo album e l’altro. Il valido “Enfer (De La Bibliothèque Nationale)” (la recensione), infatti, risale al 2014, ma questa pausa più lunga non ha assolutamente spento l’entusiasmo che brucia all’interno della band, visto che, ancora una volta, siamo a parlare di un lavoro interessante e, neanche a dirlo, con punti di differenza rispetto ai precedenti.
Come già successo per “Enfer“, è ormai quantomeno riduttivo parlare dei Mastercastle come di un mero progetto parallelo, errore a cui si potrebbe pensare viste le molteplici attività di Pier Gonella; giunti al sesto album, i Mastercastle sono decisamente una formazione a tutti gli effetti, completa e che ha saputo rinnovarsi nel corso degli anni, passando da un metal puramente sinfonico ad atmosfere più melodiche (tratto evidente ad esempio in “Black Three’s Heart“), dove parti strumentali e assoli di chitarra sono solo una paerte di un tutto composito ed elaborato. Nel corso della loro carriera, i Mastercastle si sono quindi evoluti senza mai snaturarsi, e questo è un primo merito. Partendo dalla fine, è interessante la scelta di chiudere l’album con due cover abbastanza diverse tra loro. La prima, meno nota, è “Castle In The Sky” del giapponese Joe Hisaishi, che viene modificata e resa più heavy grazie all’intervento della chitarra elettrica, che si addossa il compito di quasi tutte le parti che in origine spettavano all’orchestra. La seconda, sicuramente più nota ai fan del metal neoclassico, è la cover di “Making Love” di Yngwie Malmsteen, un pezzo che, a quasi trent’anni dalla sua pubblicazione ha ancora una grande forza emotiva ed è riproposta in una versione abbastanza fedele all’originale, tappeti di tastiere da fine anni ’80 compresi. Andando a ritroso, troviamo altri spunti interessanti nella forza di “Space Of Variations“, contrapposta ai ritmi più contenuti di “Drink Of Me” e della title track, e a quelli più esagitati di “Hot As Blood“, energica e convincente nella sua struttura canonica e nella sua parte strumentale che fonde sonorità vecchie e nuove.
Wine Of Heaven” è un lavoro dall’immediatezza quasi sorprendente, composito e piacevole in tutte le sue parti, che in parte suona dolcemente rétro e in parte stupisce per il suo risultare inseerito nei tempi attuali e con i piedi incollati per terra.

Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Drink of Me

02. Space of Variations

03. Wine of Heaven

04. Hot as Blood

05. Shine on Me

06. Black Three’s Heart

07. Enlightenment

08. Castle in the Sky

09. Making Love
Sito Web: https://www.facebook.com/mastercastleband/?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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