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Marty Friedman – Recensione: Wall Of Sound

Spiazzante. Questo è il primo termine che viene in mente quando si ascolta “Wall Of Sound“, ennesimo lavoro solista di Marty Friedman, uno di quei chitarristi che non hanno bisogno di grosse presentazioni. La caratteristica principale di questa nuova manciata di brani, infatti, è quella di non avere una direzione predefinita. Con la sola eccezione di “For A Friend“, quasi tutti i pezzi iniziano in un modo e proseguono in un altro, con svolte drastiche a livello stilistico che lasciano interdetto un ascoltatore, per quanto esperto possa essere. Questa caratteristica è di sicuro affascinante, ma rende “Wall of Sound” un disco che non si può capire al primo ascolto. Sono molte le anime che coesistono in ciascun brano, oltre all’inserimento di una serie di ospiti speciali che apportano un ulteriore contributo di complessità. “Something To Fight“, unico pezzo cantato dell’album, vede ad esempio l’inserimento di un assolo di sax, opera di Jørgen Munkeby degli Shining, che dona un pizzico ulteriore di follia a un pezzo veloce e difficile da classificare. Quasi tutte le altre tracce, ad eccezione della melodica “For A Friend“, seguono lo stesso canovaccio, magari cominciano con una parte melodica, aiutata anche da qualche strumento ad arco (come accade in “The Soldier” e in “Sorrrow And Madness“), si sviluppano in un tema molto più vicino al metal moderno e si chiudono riprendendo il tema iniziale. “Streetlight“, che inizia con un tema atmosferico che rimanda al Friedman del periodo di “Scenes” e poi esplode in un tripudio di tecnica a tutta velocità, è insieme a “Pussy Ghost” forse l’esempio più eclatante di questa volontà da parte di Friedman di sconcertare e di costringere a un ascolto molto attento.
Nel finale, comunque, i toni si smorzano, e i quasi sette minuti di “The Last Lament” mettono in luce le straordinarie doti di questo chitarrista, cosa che è sempre bene ribadire. E’ dificile esprimere un giudizio su un lavoro così complesso, così come è difficile interpretare quali potrebbero essere le reazioni dei fan. “Wall of Sound” potrebbe essere amato o odiato, oppure potrebbe essere messo in un angolo e ripreso in un secondo momento. Di certo non sarà un album che susciterà reazioni tiepide.

Voto recensore
7
Etichetta: Prosthetic Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Self Pollution

02. Sorrow And Madness (featuring Jinxx of BLACK VEIL BRIDES)

03. Streetlight

04. Whiteworm

05. For A Friend

06. Pussy Ghost (featuring Shiv Mehra of DEAFHEAVEN)

07. The Blackest Rose

08. Something To Fight (featuring Jørgen Munkeby of SHINING)

09. The Soldier

10. Miracle

11. Last Lament
Sito Web: https://www.facebook.com/martyfriedman.official/?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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