Martin Popoff – Recensione: Black Sabbath: Born Again!

Dopo il successo di “Sabotage – I Black Sabbath negli anni settanta”, il critico musicale e scrittore Martin Popoff torna a occuparsi della carriera degli inventori dell’heavy metal e ne racconta le peripezie lungo i decenni Ottanta e Novanta – forse i più complicati e sottovalutati per la band inglese, ma non per questo poveri di sorprese e successi.

Sempre fedele al proprio stile basato su un numero enorme di interviste (condotte nell’arco di venticinque anni con musicisti e addetti ai lavori) e sull’analisi disco per disco, brano per brano, di quanto prodotto dai Black Sabbath in questo lasso di tempo, Popoff ricostruisce la storia ma soprattutto la musica del gruppo di Toni Iommi, l’unico membro della formazione classica ad aver portato avanti il vessillo della band ininterrottamente per i quasi due decenni intercorsi tra l’uscita di Ozzy Osbourne e il suo rientro nei ranghi.

Si parla quindi di Heaven and Hell, Mob Rules, Live Evil, Born Again, Seventh Star, The Eternal Idol, Headless Cross, Tyr, Dehumanizer, Cross Purposes, Forbidden (e quindi ovviamente dei relativi musicisti, in primis i cantanti che hanno dovuto assumersi il compito di sostituire Ozzy: Ronnie James Dio, Ian Gillan, Glenn Hughes, Tony Martin) sino al live Reunion, che ha documentato il ritorno sulle scene della formazione originale. In questo nuovo libro sui Black Sabbath troverete gli album e i concerti, gli arrivi e i licenziamenti, i drammi e i litigi, ma anche le vittorie e le soddisfazioni dell’aver attraversato due decenni complicati emergendone a testa alta, con una rinascita che non sa di nostalgia, ma di riaffermazione.

Citiamo platealmente l’introduzione di Tsunami Edizioni per presentare l’ennesima nuova pubblicazione di Martin Popoff, “Black Sabbath – Born Again” questa volta un approfondimento inedito sugli anni meno celebrati della storia del Sabba Nero, a partire dall’epoca Dio, che ha regalato almeno un paio di capolavori ed un ritorno fulminante all’inizio degli anni novanta, ma soprattutto il racconto di una fase elaborata e labirintica, dove marchio Black Sabbath è stato esclusivamente portato avanti da Toni Iommi, occasionalmente affiancato da meteore discutibili, oppure da musicisti di grande spessore, ma spesso senza grande costanza e continuità.

Difficile capire se il genio mancino delle sei corde sia un tipino facile con cui andare d’accordo, ma spesso egli stesso ha avuto a che fare con le crudeli leggi del mercato, che lo hanno spinto ad assecondare diverse “Reunion” durante gli ultimi trent’anni della storia della band. Certamente nessuno potrà dimenticare la line up classica Butler/Iommi/Osbourne/Ward, oppure negare che l’arrivo di Ronald James Padavona abbia donato al gruppo una sorta di seconda vita, quasi del tutto distaccata dalla prima. Quello è stato solo l’inizio di una lunga serie di reincarnazioni dei Black Sabbath, in qualche modo tutte degne di essere ascoltate e studiate. Dai “Black Purple” nati quasi per caso e durati un alito di vento, alla splendente e cromata settimana stella di Glenn Hughes, troppo fragile per poter cantate dal vivo, fino al “toccata e fuga” di Ray Gillen (che grazie ai Badlands darà un grande contributo alla storia dell’hard rock). Probabilmente, molti fans hanno ancora nel cuore il lungo interregno di Tony Martin, dove la musica dei sabbath si è fatta più oscura ed epica, anche grazie a performers magnifici come Neil Murray e soprattutto l’immenso Cozy Powell. Oppure non possiamo dimenticare il suono metallico e quasi “industriale” di un “Dehumanizer” che probabilmente era avanti di diversi anni rispetto alla data di uscita del disco. E per finire, il destino riporta sempre a lui, il buon vecchio Ozzy, ed al ritorno sul palco di una formazione leggendaria.

Grandi storie e sapienti aneddoti, che vengono raccolti da Martin Popoff, che procede come al solito a suddividere il libro in capitoli che parlano dei singoli dischi, e dà voce a tutti i protagonisti dell’epoca, per una ricostruzione forse frammentaria ma che rivela diversi punti di interesse. A volte il gossip e certi problemi caratteriali (e vari contrasti tra i protagonisti) rubano di certo spazio alle canzoni, ma la lettura procede spedita e gustosa, dando finalmente risalto ad un periodo storico dei Black Sabbath che raramente era stato trattato con così dovizia di particolari. “Black Sabbath – Born Again” ci riporta alla memoria venti anni di grande musica, assolutamente da rivalutare.

Etichetta: Tsunami Edizioni

Anno: 2021


Sito Web: http://www.tsunamiedizioni.com/

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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