Marilyn Manson – Recensione: Mechanical Animals

Manson è morto, evviva Marilyn. Difficile per Brian Warner ripetere il successo di quell’”Antichrist Superstar” che lo consacrò definitivamente nell’Olimpo delle rockstar, ma ecco che nell’anno del Signore 1998 accadde qualcosa di inaspettato. Se “Antichrist Superstar” era la rabbia, la sporcizia, il nuovo “Mechanical Animals” è il glam, la vanità, il risveglio della personalità femminile del Reverendo.

Il pupillo di Trent Reznor è cresciuto così tanto che non solo ha offuscato il suo mentore in termini di popolarità, ma questa volta decide pure di poterne fare a meno e si produce da solo. Il secondo capitolo della trilogia anticronologica dedicata all’Uomo-Verme che in “Antichrist Superstar” diverrà il Re del nulla, è quella del suo percorso verso l’affermazione, il suo passaggio tra le luci dei riflettori, la fama e naturalmente le droghe. Quelle sintetiche, quelle che ti fottono il cervello.

David Bowie è diventato il punto di riferimento più fermo. Il Manson asessuato in copertina è un forte richiamo a “L’Uomo Che Cadde Sulla Terra” ma i riferimenti al Duca Bianco, riveduto e corretto nell’ottica industriale mansoniana, sono molteplici. A differenza del suo predecessore, “Mechanical Animals” è un disco dove la ragione prevale sull’istinto e Mr. Warner si diverte come un bambino a fare della musica ciò che vuole. In fondo parliamo di un artista all’apice della sua carriera, una figura che animava la cronaca e non solo quella di settore (il massacro della Columbine High School, di cui il nostro divenne il perfetto capro espiatorio, lo avrebbe da lì a poco confermato).

Disco patinato e pieno di glitter fin dalla copertina, “Mechanical Animals” è il “White Album” del gruppo. “Great Big White World” apre con una sensazione di vacuità e il grande spazio bianco è confinato dai suoni siderali della chitarra di Twiggy Ramirez. E poi parte l’irresistibile “The Dope Show”, singolone da urlo e pezzo più radiofonico della band, con un Manson gigione come non mai. Ma l’album nasconde molte sorprese e punte di arguzia da non sottovalutare.

“Rock Is Dead”, energica e canterina quanto basta, è interessante soprattutto dal punto di vista lirico. Il rock è morto, ma ad ucciderlo non sono le star del pop, piuttosto un pubblico di bifolchi e ignoranti pronti a cambiare idoli al mutare delle mode. Eh sì, Manson manda affanculo persino chi lo ascolta. “The Speed Of Pain” è una estraniante litania dove il soul e i cori gospel si uniscono alle bordate elettroniche, mentre “Posthuman” riprende le fredde sonorità industriali dell’Anticristo nelle loro vesti più martellanti.

Proseguendo la nostra carrellata tra i brani più rappresentativi del disco, impossibile non menzionare l’altro super-singolo, ovvero “I Don’t Like The Drugs (But The Drugs Like Me)”, pezzo dannatamente intrigante e con un uso perfetto dei cori gospel dove la dipendenza dalle droghe è narrata da chi ne fa uso. “New Model No. 15” è una ballabile e tamarrissima traccia di industrial caciarone e da club a presa per il culo delle star americane, mentre in “The Last Day On Earth” salgono sugli scudi i synth di Madonna Wayne Gacy, che tributano tutto l’amore per la new wave, se mai ci fosse stato bisogno di ulteriore conferma.

“Coma White”, algida, distante e romantica, chiude tra suggestioni acustiche e note sintetiche, il disco bianco (ma non per questo pulito) di una delle anime musicali più controverse della nostra epoca. Perchè vi piaccia o no, Marilyn Manson un forte scossone al rock lo ha dato eccome.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Nothing Records

Anno: 1998

Tracklist:

01. Great Big White World
02. The Dope Show
03. Mechanical Animals
04. Rock Is Dead
05. Disassociative
06. The Speed Of Pain
07. Posthuman
08. I Want To Disappear
09. I Don't Like The Drugs (But The Drugs Like Me)
10. New Model No. 15
11. User Friendly
12. Fundamentally Loathsome
13. The Last Day On Earth
14. Coma White


Sito Web: http://www.marilynmanson.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. gianluca7

    COMA WHITE la piu bella canzone del disco

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