Marco Mendoza – Recensione: New Direction

Bassista per Thin Lizzy, Whitesnake, Journey, Ted Nugent e The Dead Daisies (della serie, “astenersi perditempo”) e già autore di tre dischi solisti, lo statunitense Marco Mendoza è una specie di eterno ragazzo del rock – alla soglia dei sessant’anni, nonostante l’aspetto sbarazzino – con un curriculum di tutto rispetto. Lo scrolling infinito al quale Wikipedia ti costringe per visualizzare tutte le collaborazioni di questo artista è in qualche modo la conseguenza di una musica vissuta a tutto tondo, di una inarrestabile voglia di suonare (soprattutto rock e metal), di un bisogno insopprimibile di rappresentare se stesso ed il proprio mondo attraverso la voce ed il suono di quattro corde. Nato dalla collaborazione con il produttore danese Soren Andersen, proprietario di quei Medley Studios presso i quali i miei amati D:A:D registrarono “No Fuel Left For The Pilgrims” nel 1989, “New Direction” è l’ideale successore di “Viva La Rock” (2018) e si avvale non solo del contributo degli stessi Mendoza (voce, basso) ed Andersen (chitarre e tastiere), ma anche dell’esperienza di una manciata di musicisti collaudati quali Tommy Gentry (Gun), Morten Hellborn (Electric Guitars) e Allan Tschicaja (Pretty Maids), senza dimenticare la presenza piacevolmente ingombrante di tre coristi nordici quali Ivan Pedersen, Jorgen Thorup e Peter Busborg che in un certo senso lascia intuire lo stile al quale il disco intende ispirarsi.

“Raccomandato – nelle parole della casa discografica – ai fan di Thin Lizzy, The Dead Daisies, Whitesnake, Journey”, il nuovo album è brioso ed energico, proprio come il colore giallo della sua copertina potrebbe fare intuire: ricco di influenze classiche, che vanno dal riffing alla AC/DC di “Take To The Limit” alla solarità californiana di “All That I’m Living For”, “New Direction” è un divertente compendio di Aerosmith (con il cantato di Mendoza che presenta qualche punto di contatto con quello di Steven Tyler), Eagle-Eye Cherry ed il Jon Bon Jovi del sottovalutato “Destination Anywhere” (1997), pieno di assoli atmosferici (“Light It Up”) e contagiosa gioia di vivere, always on nell’attitudine e caratterizzato da brani eseguiti con mano veloce ma non necessariamente brevi (la durata media supera i quattro minuti, in effetti). Ed è proprio l’attitudine che caratterizza, in senso più che positivo, questo quarto album solista del cantante e bassista americano: grazie alle sue radici che affondano in tempi nei quali le classifiche non si inseguivano a suon di algoritmi e lo streaming descriveva solo lo scorrere dell’acqua, il disco non è alla disperata ricerca del ritornello orecchiabile o del singolo di successo, sposando invece un approccio più rilassato (“Walk Next To You”) e laterale, quasi disinteressato ed in grado di celebrare lo spirito spettinato del rock (“Free Ride”) come e meglio del predecessore “Viva La Rock”. E ad ulteriore testimonianza della bontà del lavoro svolto, l’album non suona mai come un lavoro davvero solista e solitario: al contrario, “New Direction” mostra il lavoro di una band coesa ed entusiasta, che evidentemente apprezza il materiale e ci mette tutto il possibile per esaltarne il carattere coinvolgente, confermando ancora una volta – qualora ve ne fosse bisogno – la bravura degli scandinavi nel comprendere lo spirito a stelle e strisce per ricostruirne una versione credibile e made in Europe. Una menzione particolare va infine alla produzione di Andersen, dal momento che il disco beneficia di una cura certosina ma non esibita, che lo mantiene in quella dimensione semplice (“Shoot For The Stars”) nella quale esso è in grado di far vivere la sua piccola, provinciale magia.

Benchè, a discapito del suo titolo, “New Direction” si dimostri alla lunga un disco profondamente – e convintamente – derivativo, ancorato alla voglia incontaminata di rock che infiammava i fan degli anni settanta/ottanta (“Scream And Shout”), la sua attitudine è sincera, il suo approccio genuino e la sua energia pronta a conquistare gli ascoltatori alla ricerca di un divertimento disimpegnato, ma anche elegante e curato sotto ogni aspetto. Usare troppe parole ed espressioni sofisticate per celebrare questo lavoro significherebbe fargli un torto, perché “New Direction” è un lavoro dai suoni classici ma dalla sensibilità moderna ed asciutta, capace di una spontaneità che rispetta l’ascoltatore, ancora prima di sedurlo con le sue note.

Etichetta: Mighty Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Take It To The Limit 02. I Just Can’t Get Over You 03. Light It Up 04. Walk Next To You 05. Shoot For The Stars 06. All That I’m Living For 07. Free Ride 08. Can’t Explain It 09. Scream And Shout 10. New Direction
Sito Web: facebook.com/marcomendozaofficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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