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Manowar – Recensione: The Triumph Of Steel

“The Triumph Of Steel” è un album di fondamentale importanza sia per i Manowar che per l’epic metal in genere; il gruppo statunitense aveva già realizzato una svolta più commerciale con i precedenti “Fighting The World” (1987) e “Kings Of Metal” (1988; con quest’ultima release in particolare) con l’intento di allargare le fila dei propri fan dopo i gloriosi primi quattro album decisamente più cattivi ed oscuri.

Questo lavoro, uscito nel 1992 per la Atlantic Records, spalanca definitivamente per la band le porte al grande pubblico soprattutto in Europa (il gruppo partirà per un tour di due anni in giro per il mondo) e da qui in poi i nostri diverranno dominatori della scena epic power metal.

Il disco esce in CD ed in un’elegante confezione in doppio LP con un consueto eccezionale dipinto di Ken Kelly (allievo di Frank Frazetta; probabilmente una delle sue opere migliori per i Kings) che raffigura ancora il guerriero senza volto (divenuto presenza fissa nelle release degli statunitensi a partire dall’artwork di “King Of Metal” nel 1988) che sovrasta numerose creature demoniache.

Le otto tracce che compongono “The Triumph Of Steel”, composte dal bassista e leader Joey DeMaio (con il contributo in alcuni brani del chitarrista David Shankle), rappresentano in modo completo le categorie espressive dei Manowar e quasi tutte rasentano la perfezione assoluta.

L’opener è il pezzo più controverso; parliamo di “Achilles, Agony And Ecstasy In Eight Parts”, una suite di oltre 28 minuti che si presenta come un puzzle perfetto che pone di fronte all’ascoltatore numerose gamme emotive; la canzone è ovviamente ispirata all’Iliade di Omero ed è incentrata sulla figura di Achille e sul duello e vendetta sull’eroe troiano Ettore. Questo lungo brano alterna fasi decisamente anthemiche ed epiche come l’iniziale e trionfale “Hector Storms The Wall” a sfuriate velocissime come la conclusiva “The Glory Of Achilles” ed ancora a momenti di altissimo quoziente emozionale come “Hector’s Final Hour” in cui il cantante Eric Adams raggiunge uno dei suoi massimi apici espressivi trasmettendo il profondo dramma di Ettore che sa che a breve perderà la vita nello scontro con l’eroe semidio a capo dei mirmidoni.

Non mancano ovviamente diversi assoli, sia del nuovo chitarrista Shankle che del bassista DeMaio ma soprattutto della new entry alla batteria Rhino… e probabilmente l’unico appunto che si potrebbe avanzare è che quest’ultima parte (“Armor Of The Gods”) poteva essere un poco accorciata. Per il resto parliamo di un brano leggendario.

L’album propone poi due fra i pezzi più significativi dell’epic power. Abbiamo da un lato “Ride The Dragon” caratterizzato da quattro minuti e rotti di devastante velocità garantita dal batterista Rhino (decisamente più speed rispetto a Scott Columbus) e da una furia esecutiva sottolineata da enfasi furiosa e incontrollabile che trova la sua estasi nel ritornello cantato alla perfezione da Eric Adams. Il secondo brano è “The Power Of Thy Sword”, introdotto dal suono di spade che cozzano e che si trasforma ben presto in una cavalcata epic power eccelsa, arricchita da una parte lenta e drammatica in cui il singer incanta di nuovo i suoi ascoltatori.

Non manca poi il lato anthemico che i nostri hanno sempre proposto in ogni uscita; in questo caso il pezzo da cantare in coro con i fan durante i concerti è “Metal Warriors” (in cui si invita chi non ama il metal ad andarsene dalla sala concerti) diventato immediatamente un classico irrinunciabile durante gli show. Aggiungiamo poi “Spirit Of The Cherokee” dedicata ai nativi americani ed alla loro mitologia che i nostri celebrano con un cadenzato potentissimo che induce all’headbanging più scatenato; il basso distorto di DeMaio regna sovrano.

Citiamo poi il primo vero e proprio lento dei newyorkesi, ossia la conclusiva “Master Of The Wind”, una song drammatica ed emozionante (arricchita da timide orchestrazioni e strumenti a fiato) che esalta ancora una volta la prestazione superna di Eric Adams.

Infine non mancano gli esperimenti; parliamo in particolare dell’ossessiva “Burning” e soprattutto di “The Demon’s Whip”, traccia che a livello di testo descrive un rito malvagio e che inizia con un ritmo cadenzato e maligno per poi trasformarsi in una cavalcata power e accelerare ancora ai limite dell’extreme metal… un vero e proprio capolavoro in cui spiccano anche le fasi strumentali/soliste del chitarrista David Shankle che alterna le sue evoluzioni con il basso di DeMaio.

In conclusione possiamo affermare che “The Triumph Of Steel” è il vero e proprio “trionfo” dell’epic metal che trova nei Manowar i suoi massimi esponenti e realizzatori.

Etichetta: Atlantic Records

Anno: 1992

Tracklist: 01. Achilles, Agony And Ecstasy In Eight Parts 02. Metal Warriors 03. Ride The Dragon 04. Spirit Of The Cherokee 05. Burning 06. The Power Of Thy Sword 07. The Demon's Whip 08. Master Of The Wind
Sito Web: http://manowar.com/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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