Manowar – Recensione: Battle Hymns

L’uscita di “Battle Hymns” nel 1982 segna l’inizio dell’avventura dei Kings of Metal statunitensi. L’esordio dei Manowar, insieme ai successivi tre album, raggiunge e supera la perfezione dando senso alla definizione di epic metal.

L’incontro del bassista e roady dei Black Sabbath (Dio era) Joey DeMaio, del chitarrista dei Dictators Ross The Boss e dell’iperbolico cantante Eric Adams (che dimostra di appartenere alla scuola di Gillan e Ronnie Dio), insieme al drummer Donnie Hamzick (rientrato negli ultimi anni nei ranghi della band) fa nascere un album primordiale ma già colmo di tutto il meglio della tradizione Manowar… otto pezzi, alcuni dei quali semplicemente leggendari.

Il lato A del disco è quello più crudo e “street” e parte con l’anthem “Death Tone”, seguito dal primo classico senza tempo, ossia “Metal Daze”, in cui Eric Adams già convince raggiungendo vette espressive altissime grazie anche ad un groove che conquista e stritola fin dal primo ascolto.

Abbiamo poi una sterzata di velocità con “Fast Taker”, brano reso selvaggio dal basso di Joey DeMaio che macina note martellando come un ossesso e dall’assolo istintivo di Ross. Nella catchy, graffiante e melodica “Shell Shock” ci imbattiamo ancora nel genio del chitarrista Friedman che con assoli ispirati trasmette brividi a getto continuo, per non parlare degli acuti lancinanti di Eric. In quest’ultimo pezzo, a livello di testi, abbiamo per la prima volta una presa di posizione a favore dei reduci del Vietnam (vengono descritti gli shock subiti in guerra e le loro conseguenze) che tornerà poi anche in “Figthting The World”.

Il lato B di “Battle Hymns” è tutto puro ed incontaminato epic metal e parte con “Manowar”, cavalcata per eccellenza che inizierà sempre i concerti dei nostri e che pone sugli scudi la voce fenomenale di Adams.

A seguire ci imbattiamo in “Dark Avenger”, capolavoro senza tempo che in sei minuti e 23 secondi passa dalle atmosfere rallentate e cupe dominate dal basso acido di DeMaio ad accelerazioni lancinanti quasi proto-thrash… a quei tempi quasi impensabili. Il pezzo è arricchito dalla narrazione di Orson Welles, che presterà la sua voce ad un altro brano immortale dei nostri, “Defender”, uscito come singolo dopo “Battle Hymns” e poi ripreso in una versione differente su “Figthting The World” nel 1987. Dopo la parte rallentata e lenta di narrazione il cambio di ritmo è un’esplosione di energia dettata dalla chitarra tagliente di Ross e dal drumming tellurico di Donnie Hamzik; come sempre il cantato di Adams dona al pezzo quella magia in più che lo rende inavvicinabile per chiunque.

Giunti a questo punto ci si imbatte nella rilettura per basso della più famosa aria di “Guglielmo Tell” di Rossini ad opera del geniale Joey DeMaio; questo strumentale ha sicuramente contribuito, nel corso dei decenni, a far nascere l’amore per il basso (visto come protagonista e non comprimario) in tanti ragazzi.

La chiusura del disco è un’apoteosi di livelli altissimi grazie a “Battle Hymn” il pezzo che più di ogni altro in questo album definisce il genere epic metal. Il brano è un cadenzato che pompa energia ed emozione a 360° grazie anche ad un testo chiaramente ispirato all’heroic fantasy di Robert Howard, come sempre magistralmente interpretato dalla voce dei Eric Adams, in questo caso aiutato da cori intensi e colmi di pathos.

Lo stacco melodico centrale in cui DeMaio accompagna Eric in un toccante passaggio è altrettanto indimenticabile e si propone come la calma prima della tempesta finale. Imperdibile.

Battle Hymns” è il primo capolavoro di una serie di album che ha visto i Manowar sempre ai massimi livelli espressivi e compositivi.

Etichetta: Liberty Records

Anno: 1982

Tracklist:

01. Death Tone
02. Metal Daze
03. Fast Taker
04. Shell Shock
05. Manowar
06. Dark Avenger
07. Williams Tale
08. Battle Hymn


Sito Web: http://manowar.com/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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