Manic Sinners – Recensione: King Of The Badlands

Dovevo essere su un Flixbus dalle parti di Arau, quando sentii alla radio Lucrurile Bune (“cose buone”), un gran bel pezzo pop della band rumena Butterflies In My Stomach. La leggerezza ed il groove del brano, combinati con la desolazione del paesaggio che vedevo scorrere dal finestrino, crearono uno di quei momenti che durano una manciata di secondi ma, per qualche motivo, ti porterai dietro per anni. Da quella primavera del 2018, quando la parola mascherina evocava al massimo una giornata di festa al carnevale di Cento, le strade tra i miei ascolti e la musica made in Romania non si sono più intersecate. A colmare il vuoto ci pensa come sempre la puntuale Frontiers, che ultimamente sembra aver ampliato il proprio raggio di azione alla ricerca di nuovi talenti in nuovi mercati: è stato recentemente il caso (sorprendente) degli indiani Girish And The Chronicles ed è oggi la volta dei Manic Sinners, trio che vede la presenza di tre dei più acclamati musicisti rock della scena rumena. Il cantante Ovidiu Anton vanta una solida carriera solista, suona in un gruppo che porta il suo nome e con la sua voce potente e graffiante (sugli scudi in “Play To Lose”) ha vinto la selezione nazionale per l’Eurovision Song Contest nel 2016; il chitarrista Toni Dijmarescu risiede in Germania, dove è un apprezzato turnista; il tastierista/batterista Adrian Igrisan, infine, è membro di una delle formazioni più conosciute del suo Paese (i Cargo) ed è stato insignito del titolo di cavaliere per meriti culturali.

Affidati – per il mixing dell’album – alle amorevoli cure di Alessandro Del Vecchio, i tre propongono un rock melodico ed affilato con molti elementi di affinità con le produzioni italiane. I brani presentano infatti uno sviluppo lineare e ben rifinito (“Drifters Union”) che a molti suonerà famigliare, un’attitudine sporca ma non troppo (“Down In Flames”), un gusto melodico ben riconoscibile (“Anastasia”) che permea cori ed assoli con la stessa generosità. Complice una durata dei brani superiore alla media del genere, i Manic Sinners riescono a mantenere intatta la propria immediatezza pur introducendo elementi di interesse in ogni brano: a volte il nuovo si trova nell’esuberanza delle parti di batteria (“King Of The Badlands”), altre in un arpeggio gentile, altre ancora in una parte strumentale (“Out For Blood”) che allontana dallo sviluppo del brano in corso pur senza perderne mai le tracce. Non mancano naturalmente né languide ballad (“Ball And Chain”), né ammiccamenti all’hard più radiofonico (“Carousel” ed i suoi oohh oohh yeahh yeahh sono un po’ Bon Jovi) e nemmeno episodi più tosti (“Under The Gun”), a riprova che nulla è stato tralasciato per dare a questo debutto la sostanza di un lavoro più maturo della sua mera età anagrafica.

Per quanto etichettare questa robustezza d’impianto come sexy o “innovativa” sia eccessivamente generoso, bisogna riconoscere che il progetto di Igrisan ha il merito di dare e dire molto nel corso dei suoi cinquantacinque minuti, al punto che la metà dei suoi brani potrebbe essere già sufficiente a rimpolpare un album di hard-rock onesto e piacevole. Nella sua forma finale, che si spalma su ben dodici tracce senza cadere ingenuamente nel tranello della ripetizione né in quello ancora più odioso dell’autocompiacimento, “King Of The Badlands” si conferma come un lavoro ponderato e generoso, nel quale tra l’atmosfera cinematografica di “Nobody Moves” e l’AOR finto-americano di “A Million Miles” trova posto di tutto, senza che pulizia e linearità d’intenti ne risultino compromesse. Anche se non si tratta di un album affilatissimo o pieno di brani di autentico spicco, la bontà del materiale e l’orgoglio con il quale è stato chiaramente assemblato non possono che portarci a salutare con interesse questa nuova realtà, anch’essa capace, grazie alle lucrurile bune che contiene, di spingere un po’ più in là i confini dei nostri ascolti abituali. Bine ati venit!

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Drifters Union 02. King Of The Badlands 03. Anastasia 04. Ball And Chain 05. Under The Gun 06. Out For Blood (Instrumental) 07. Carousel 08. Nobody Moves 09. Play To Lose 10. Crimson Queen (Instrumental) 11. A Million Miles 12. Down In Flames
Sito Web: facebook.com/manicsinners

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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