Manetheren – Recensione: The End

“The End” è il quinto album in studio degli americani Manetheren, progetto del multistrumentista Azlum (chitarra, voce e basso), in uscita per Avantgarde Music. Il mastermind si avvale per l’occasione di una line-up completamente rinnovata e per metà italiana. Troviamo infatti Gionata Potenti (Frostmoon Eclipse, Blut Aus Nord, Deathrow) alla batteria e Davide Gorrini (Frostmoon Eclipse) al basso, con loro il vocalist del Delaware Eric Baker.

Il titolo “The End” è piuttosto significativo. Da un lato c’è ovviamente una connessione con la natura di concept del disco, una sorta di viaggio metaforico di un uomo in un mondo prossimo alla rovina, dall’altro, questa fine potrebbe essere intesa come una rinascita, un rinnovamento. Infatti fin dal primo ascolto appare chiaro come il gruppo si stia progressivamente muovendo dalla natura depressive degli album precedenti (percepibile ancora in “Time”, del 2012), ad un black metal dai tratti atmosferici e folcloristici nella vena di Wolves In The Throne Room, Drudkh e Winterfylleth.

Il platter inanella sei tracce dal minutaggio lungo per oltre sessanta minuti di musica, canzoni da vedersi ciascuna come episodio di una suite unica, un lavoro che rappresenta un insieme ed esclude differenze sostanziali tra un brano e l’altro procedendo con linearità. Questo non significa che vi siano momenti di stasi, anzi, l’ascolto non presenta cedimenti grazie all’ottima tecnica esecutiva dei musicisti coinvolti e ai cambi di intenzione che vanno ad alternare parti veloci e vicine al black vecchia scuola a dei rallentamenti dove i pezzi assumono un aspetto anthemico e mostrano influenze shoegaze. Sono inoltre numerosi gli stacchi atmosferici, talvolta dettati dagli arpeggi di chitarra, talaltra con dei brevi innesti di musica ambient, curata da Peter Andersson dei Raison D’Être. Un valore aggiunto è dato inoltre dallo screaming di Eric Baker, potente ed aggressivo ma in grado di quietarsi nei momenti di maggiore atmosfera.

Quanto basta a rendere “The End” un platter suggestivo e crepuscolare che trova i suoi apici nell’evocativa “The Ritual” e nella suite finale che dà il titolo all’opera.

Voto recensore
7
Etichetta: Avantgarde Music

Anno: 2017

Tracklist: 01. The Sun That Bled 02. And Then Came The Pestilence 03. The Ritual 04. When All Is Still, There Is Nothing 05. Darkness Enshrouds 06. The End
Sito Web: https://www.facebook.com/Manetheren-117751678282260

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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