Bodyfarm – Recensione: Malevolence

I deathster olandesi Bodyfarm debuttano con un lavoro che più canonico di così non poteva essere. La band segue infatti in maniera assolutamente calligrafica i dettami del genere così come tutti lo conosciamo. Stiamo parlando quindi di death metal, senza alcuna variazione brutal, techno, doom o gore, ma solo ed esclusivamente “metallo della morte”.

Il primo brano già dice tutto: riff dal groove incalzante, vocals ruvide e cambio di ritmo con accelerazione, come da ordinanza. Una buona produzione, nitida e potente, più la bella dinamica della base ritmica preservano dal prevedibile scivolone nella noia, ma non di meno la totale assenza di un qualsiasi elemento distintivo pesa sul giudizio finale.

La scaletta scorre infatti come un film già visto decine di volte, presentando e miscelando elementi che, per quanto sempre in grado di essere superficialmente d’impatto, sono ormai consumati dalle troppe ripetizioni e non reggono alla distanza.

Manca di fatto quella scintilla nella qualità intrinseca delle song che bene o male caratterizza le uscite migliori tra quelle derivative (o minori) e allo stesso tempo siamo lontani dalla personalità che le band storiche sono comunque in grado di trasmettere senza osare troppo.

“Malevolence” rimane sicuramente un disco godibile e professionalmente confezionato, meritevole della sufficienza per l’impegno, ma che difficilmente attirerà attenzione al di fuori di un giro molto ristretto di appassionati. Per fare il salto di qualità serve ancora qualcosa di più.

Voto recensore
6
Etichetta: Cyclone Empire

Anno: 2012

Tracklist:

01. Trapped (intro)
02. The Butcher
03. Iced
04. Sleep Terror
05. Demons of the Cross
06. Charlatan Messiah
07. Tombstone Crusher
08. Malevolence
09. I Am the War
10. Cryptic Realms


Sito Web: http://www.myspace.com/bodyfarmnl

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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