Magnus Karlsson’s Free Fall – Recensione: We Are The Night

Magnus Karlsson, ancor prima che un talentuoso musicista, potrebbe essere definito un asset (“qualunque entità possa essere determinata e valorizzata in termini finanziari“), tanto valido e determinante è stato negli anni il suo contributo alle cause di Allen/Lande, Allen/Olzon, Starbreaker, Bob Catley e Kiske/Somerville… senza dimenticare Primal Fear ed una carriera solista che lo vede oggi pubblicare il terzo album. Del polistrumentista e compositore svedese avevo già avuto modo di apprezzare il convincente debutto datato 2013, e confesso che l’idea di un more of the same non mi sarebbe affatto dispiaciuta. D’altronde Karlsson è personaggio divisivo dalle idee piuttosto chiare (Se non sai scrivere canzoni e non sei in una band valida… tutto si vanifica”), che con il suo tocco ha contribuito alle proprie ed altrui fortune dimostrando in ogni occasione non solo una grande sensibilità nell’esaltare le caratteristiche degli artisti che lo hanno accompagnato, ma anche la capacità di scrivere canzoni brillanti, con un senso ed una identità coerenti con la solidità delle sue posizioni.

Benchè la line-up ufficiale della band includa solamente due nomi, con Anders Köllerfors alla batteria (Starbreaker) e Karlsson che si è occupato di tutto il resto, “We Are The Night” suona a tutti gli effetti come un disco pieno e corale, quadrato e spesso sinfonico, vario e ricco di spunti. Merito non solo dei sette cantanti che si alternano al microfono – compreso lo stesso autore, proveniente dal piccolo borgo di Höör – ma anche della precisione e del gusto con il quale tutte le sue componenti sono assemblate per servire un metal melodico ma robusto, ritmicamente solido alla Bloodbound-prima-maniera ed impreziosito da una tecnica chitarristica diffusa (lo stile di “On My Way Back To Earth” ricorda quello di Ritchie Kotzen, per come il tutto assume una forma scorrevole, liquida e brillante), che mai ne pregiudica l’ascoltabilità. Il ricorso frequente a cori e tastiere per aggiungere strati di complessità crescente è indice di uno step evolutivo facilmente addomesticabile, per quanto non sempre necessario (“Queen Of Fire”), che racconta di un universo di possibili innesti e praticabili contaminazioni, quando gli ingredienti sono quelli giusti. In mezzo ad una densità che va sbrogliata un poco alla volta per essere apprezzata pienamente, sono immediatamente riconoscibili una “Hold Your Fire” che sembra fatta apposta per esaltare l’estensione vocale del ragazzo-prodigio Dino Jelusick, Ronnie Romero che dona un contributo determinante all’epic-progressive di “One By One” e l’assegnazione di un pezzo bello tirato come “Temple And Towers” a Tony Martin (classe 1957), scelta che vale come – e più di – un meritato riconoscimento alla carriera. Il tutto sostenuto da una produzione impeccabile e dotata della precisione necessaria a mantenere ordine, pur nell’abbondanza di linee e suoni.

Nonostante alcune occasioni mancate (la title-track è un po’ deludente, al talento grintoso di Noora Louhimo (Battle Beast) non è stato affidato un pezzo particolarmente ispirato e la tentazione di gigioneggiare appare troppo forte per resistervi in “Dreams And Scars” e “All The Way To The Stars”), a “We Are The Night” non si può certamente rimproverare una mancanza di quantità né di qualità. Il suo minutaggio consistente scorre senza intoppi tra suggestioni strumentali, cori potenti ed assoli di fattura pregevole, ed in gran parte l’album risponde alle aspettative forte di una linfa che lo rende coerente ma per nulla scontato. E’ pur vero che l’approccio scelto, quello di un metal melodico elaborato e ritmicamente complesso, non fa di questo disco un prodotto easy listening nè infarcito di quelle hit furbette che sembrerebbero alla sua facile portata: distinguere tra pregi e difetti della sua filosofia progettuale è compito arduo e sfidante, ma in ogni caso in grado di stimolare quell’ascolto intelligente – selettivo, ragionato, talvolta crudelmente polarizzante – che allontana lo spettro dell’indifferenza e rende l’ambizione di un album meritevole di essere approcciata.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Hold Your Fire 02. Kingdom Falls 03. We Are The Night 04. Queen Of Fire 05. Dreams And Scars 06. All The Way To The Stars 07. One By One 08. Under The Black Star 09. Temples And Towers 10. Don’t Walk Away 11. On My Way Back To Earth 12. Far From Over
Sito Web: facebook.com/MAGNUSKARLSSONOFFICIAL

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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