Magnum – Recensione: Live At The Symphony Hall

Partiamo dalla fine, dall’ultimo pezzo di questo “Live At The Symphony Hall”: “When The World Comes Down”, splendida ballad interpretata in maniera commovente, emblema al tempo stesso del valore assoluto e della sfortuna di una band, nel senso che in altre mani (e con altro look) avrebbe portato ad un successo planetario. Era il 1986 e i Magnum firmavano con “Vigilante” il lavoro che avrebbe dovuto rappresentare la svolta commerciale del gruppo, direzione poi consolidata dal punto di vista musicale con il successivo “Wings Of Heaven”. Trentadue anni dopo la canzone, pur non dando forse quanto atteso in termini di royalties, non perde una briciola della sua carica emotiva, ancor di più se eseguita a Birmingham, città natale della band che lì ha tenuto il 19 aprile 2018 il concerto conclusivo del tour a supporto di “Lost On The Road To Eternity”. L’effetto è amplificato dalla presenza ai cori di Lee Small (anche lui di Birmingham) e Rebecca Downes, oltre a Tobias Sammet, che duetta con Catley nella title track di “Lost On The Road To Eternity” (come già accaduto in studio).

La scaletta di questo live si apre in maniera appropriata e simbolica con il pathos di “When We Were Younger”, e pure “Sacred Blood Divine Lies” è altamente rappresentativa di cosa sono i Magnum: in questo caso del loro sound, con le creazioni di Tony Clarkin, i ricami vocali di un Bob Catley che sa continuare a graffiare e la tambureggiante sezione ritmica oggi composta da Al Barrow e Lee Morris; leggermente indietro le tastiere di Rick Benton, che ha raccolto l’ingrato compito di succedere a un grande (e sottovalutato) come Mark Stanway. Il merito di questa release, a prescindere da possibili disquisizioni sull’utilità di un altro live ufficiale, è quello di dimostrare – oltre allo stato di forma della band – come brani presi da epoche diverse della loro carriera si armonizzino perfettamente uno accanto all’altro, al punto che diventa difficile andando semplicemente a memoria attribuirli con sicurezza a questo o quell’album.

Catley mostra qualche segno dell’età nell’interpretazione di “Crazy Old Mothers”, che pure con la propria personalità riesce a rendere emozionante, mentre si muove alla grande nell’agile “Your Dreams Won’t Die”, perfetto esempio di come i vecchi leoni sappiano ancora regalare scintille di assoluta leggerezza, così come facevano ai tempi di “Vigilante” (la canzone), anch’essa riproposta con puntualità ed efficacia dal vivo. La seconda parte del live è incentrata su grandi classici, in particolare continuano a colpire l’epica “All England’s Eyes”, “How Far Jerusalem” con i suoi cambi di tempo e l’intensità delle atmosfere, e “The Spirit” – perfetto esempio di narrazione in musica. E continuano, su tutte, a far correre i brividi “Les Morts Dansant”, cui Catley dal vivo aggiunge sfumature sempre diverse, e la trascinante “Don’t Wake The Lion (Too Old To Die Young)”.

Siamo al cospetto di un live, quindi, che ben rappresenta chi sono stati e chi continuano ad essere i Magnum.

Voto recensore
7,5
Etichetta: SPV / Steamhammer

Anno: 2019

Tracklist: CD1 01. When We Were Younger 02. Sacred Blood ‘Divine’ Lies 03. Lost On The Road To Eternity (Feat. Tobias Sammet) 04. Crazy Old Mothers 05. Without Love 06. Your Dreams Won’t Die 07. Peaches And Cream 08. How Far Jerusalem CD2 01. Les Morts Dansant 02. Show Me Your Hands 03. All England’s Eyes 04. Vigilante 05. Don’t Wake The Lion (Too Old To Die Young) 06. The Spirit 07. When The World Comes Down
Sito Web: http://www.magnumonline.co.uk/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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