Lynch Mob – Recensione: Rebel

Il terzo e probabilmente ultimo prodotto discografico con George Lynch come protagonista per l’anno in corso vede il ritorno dei Lynch Mob, che tornano sul mercato discografico con un full length dopo diversi anni in cui erano usciti soltanto EP di una manciata di pezzi ciascuno. Nel corso degli anni i Lynch Mob hanno gradualmente appesantito le loro sonorità, pur rimanendo sempre nell’ambito dell’hard rock, inserendo in parte anche influenze di altri generi come l’hard blues e il funky, rinnovandosi nel corso degli anni in sede di composizione ma senza abbandonare mai del tutto le proprie radici musicali.

Il livello complessivo dei brani non è uniforme; dovendo scegliere, sono i brani lenti contenuti in “Rebel” a risultare più efficaci ed emotivamente coinvolgenti rispetto a quelli più veloci, a cominciare da “Testify”, che con il suo incedere cadenzato esprime bene la sensazione di cammino e di ricerca contenuta nel testo. La stessa sensazione si conferma per altri brani lenti, come la melodica “The Hollow Queen”, l’acustica “The Ledge” e “Kingdom Of Slaves”, con i suoi ricami strumentali blues.

George Lynch interviene a più riprese in ogni brano ma mai in modo esagerato, guidando il resto della band senza strafare, e dandosi allo stesso tempo da fare in modo impeccabile anche in brani più veloci, dal piglio moderno e in generale meno entusiasmanti, come “Automatic Fix” e “Pine Tree Avenue”. Il nuovo “Rebel” è quindi un disco che in generale funziona senza gridare al miracolo, in modo particolare per l’affiatamento tra Lynch e il suo cantante Oni Logan.

Voto recensore
7
Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2015

Tracklist:

01. Automatic Fix
02. Between The Truth And A Lie
03. Testify
04. Sanctuary
05. Pine Tree Avenue
06. Jelly Roll
07. Dirty Money
08. The Hollow Queen
09. The Ledge
10. Kingdon Of Slaves
11. War


anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ha organizzato il viaggio di nozze in funzione dei concerti che c'erano allo Z7 di Pratteln. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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