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Lunatic Soul – Recensione: Fractured

La musica di Mariusz Duda con i Lunatic Soul è letteralmente senza freni, libera. Così come dovrebbe essere in ogni occasione, capace di immaginare orizzonti lontani e giocare con esperienze che flirtano con elettronica e suoni tipicamente rock.

Un disco di rottura tanto e quanto “To The Bone” di Steven Wilson, dove anche in questo caso si gioca con il termine “Progressive”, piegandolo fino a farlo ritornare alla sua vera forma. Quella della libertà.

La partenza è di quelle che lasciano senza fiato, con “Blood On The Tightrope” che avvolge e scuote. Una batteria ipnotica ed un pianoforte che con poche note riesce ad aprire lo scrigno ricolmo di emozioni. E poi la voce di Duda, sottile e piena di intensità: davvero il modo migliore per aprire un disco.  Più densa ed evocativa “Anymore”, dove l’incomunicabilità diventa verbo incarnato – “you don’t talk to me anymore” – e con la musica raffredda anche i cuori di chi neanche vuole ascoltare le scuse dell’altro. Un piccolo gioiello freddo come una lama nel cuore. “Crumbling Teeth And The Owl Eye” è una dichiarazione d’amore, di paura ed angoscia che cresce nel cuore delle persone fino a quando non arriva qualcuno a spazzarla via. Ed il crescendo d’archi, che spezza letteralmente in 2 la canzone, è la “nascita della speranza”. È la consapevolezza. “you came to my gloomy world, lightened up my sky. Thanks to you i’ve realized what i am still afraid of”.

Secca ed essenziale “Red Light Escape”, che cresce nel corso degli ascolti e nasconde anche una “spinta melodica” fuori dal comune. La title track è invece ipnotica, con una chitarra che diventa vortice e trascina chi ascolta nel buio di un’anima spaccata che gioca avvolgendosi intorno a suggestioni orientali. “A Thousand Shards Of Heaven” è probabilmente la canzone più intensa ed emozionante del lotto. Sottile, romantica ed un Duda ispiratissimo nel sussurrare “you can say that i’m surrounded by the ruins of my previous life, but i am not a prisoner”. Brividi, letteralmente, per una canzone che vuole essere la forza di chi sa trasformare la sofferenza in forza, appunto.  E questa consapevolezza cresce nella coda della lunghissima canzone (oltre 12 minuti), diventando elettrica e percussiva.  Da segnalare in questa canzone la presenza della Sinfonietta Consonus Orchestra,  diretta da Michał Mierzejewski (presente anche in “Crumbling Teeth And The Owl Eyes”).

Schegge finali con “Battlefield”, disperato canto di chi è stato spezzato dalla guerra. Indifferenza, buio e freddo: questo si può sentire nella canzone più oscura e tetra dell’album. “Moving On” è la degnissima canzone di un album davvero convincente e positivo. Una canzone che flirta con i Depeche Mode e che avvolge per la semplicità di una linea di basso che sostiene l’ossatura della canzone.

Non è rock, non è metal, non è niente di immaginabile. È musica per “guardare oltre”. Innovare vuol dire essere almeno due – se non addirittura tre – passi avanti a tutti. Mariusz Duda sta percorrendo questa strada. Non lasciatelo solo.

Voto recensore
8
Etichetta: Kscope

Anno: 2017

Tracklist: 01. Blood on the Tightrope 02. Anymore 03. Crumbling Teeth and the Owl Eyes 04. Red Light Escape 05. Fractured 06. A Thousand Shards of Heaven 07. Battlefield 08. Moving On
Sito Web: http://lunaticsoul.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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