Lunarian – Recensione: Burn The Beauty

Lunarian” è il nome del nuovo progetto, sostantivo quest’ultimo che nel recente passato ha spesso sostituito il termine band, che Frontiers ha costruito attorno a Ailyn Giménez García, cantante spagnola classe 1982 che abbiamo già visto all’opera con Sirenia, Her Chariot Awaits, Heart Healer ed altri ancora. Se l’idea di assemblare un gruppo a supporto di un’artista non è nuova, qui un motivo speciale di interesse c’è, perché “Burn The Beauty” nasce con il contributo di quello che ho definito il Team B in seno alla casa discografica di Napoli. Guidata dal chitarrista Aldo Lonobile (Secret Sphere, Archon Angel, Sweet Oblivion), la squadra ha già dimostrato di possedere voglia e personalità, potendo contare in questa occasione anche sul contributo di Mattia Gosetti al basso, Michele Sanna alla batteria e di un Antonio Agate (Secret Sphere, Venus 5, Timo Tolkki) autore di un lavoro eccellente sulle parti di tastiera e gli arrangiamenti. E proprio le orchestrazioni sono tra le vere protagoniste di questo album, sempre presenti e pronte a supportare con un intreccio fluido e complesso le linee vocali affidate alla voce di Ailyn.

Fin dalle prime battute di “Don’t Wait Until I’m Gone” si avverte la mano pesante – nel senso forse non migliore, ma ampiamente accettabile del termine – di Agate: se dal punto di visto strumentale il lavoro del team italiano possiede uno straordinario potere evocativo, brillando per eleganza e suggestione, altrettanto non si può dire per le linee vocali, che nella maggior parte delle occasioni assumono il ruolo di piacevole riempitivo, ma nulla più. Questo limite non compromette – almeno inizialmente – la buona varietà dei brani in scaletta, che spaziano dagli episodi più movimentati dal punto di vista ritmico (“Dream Catcher”) ad altri dall’incidere più cadenzato (“Embrace”), che Ailyn interpreta con uno stile dolce e sognante alla Patsy Kensit del metal che appare probabilmente più congeniale alla sua sensibilità ed al suo timbro. Lo confermano le tracce più pop e leggere come “Embers” ed “Invincible”, probabilmente meno ambiziose dal punto di vista compositivo ma capaci di livellare meglio le diverse componenti e regalare un’esperienza frizzante, bilanciata e tutto sommato davvero piacevole all’ascolto. Non mancano naturalmente le ritmiche di chitarra incalzanti e gli assoli di chitarra a cura dello stesso Lonobile, probabilmente non sufficienti – per numero ed intensità – a fare di questo disco un prodotto heavy metal, dal momento che le parti sinfoniche e corali rimangono chiaramente prevalenti e qualitativamente troppo rilevanti (“Bleeding Out”) ai fini dell’etichettatura finale.

Se da un lato “Burn The Beauty” conferma l’ottimo stato di forma della squadra creativa “B” alle dipendenze del premiato dischificio Frontiers, dall’altro non riesce a liberarsi del tutto del clichè che vede questi album completati da linee vocali abbandonate al proprio dimenticabile destino (“Endless Sleep”) e non sempre all’altezza dell’opulento e pirotecnico resto (come nella discontinua e prolissa title-track). Una colpevole mortificazione che diventa tanto più evidente con lo scorrere del minutaggio, quando la varietà messa in campo non è più sufficiente a creare una qualche differenziazione che mantenga vivo l’interesse: e così alle ultime tre/quattro canzoni in scaletta tocca l’ingrato compito di chiudere i giochi facendo meno danni possibili, seguendo un copione dimesso (“Never Ending Circle” e tutto quanto di impalpabile viene dopo di lei) che con il talento di questi cinque musicisti ci azzecca poco o niente. La buona notizia è che nel caso dei Lunarian credo si tratti solamente di un problema di allineamento e processo: tutte le componenti funzionano come dovrebbero e per dare a “Burn The Beauty” un successore che alzi ulteriormente l’asticella sarà sufficiente oliare un paio di ingranaggi ed estendere un pizzico di sense of wonder alla parte cantata, mirando alle stelle con una più forte consapevolezza ed osando con maggiore coraggio. Perché, come ci ricorda Les Brown, “le persone non falliscono perché mirano troppo in alto e sbagliano, ma perché mirano troppo in basso e fanno centro”.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Don't Wait Until I'm Gone 02. Dream Catcher 03. Embrace 04. Bleeding Out 05. Embers 06. Burn The Beauty 07. Endless Sleep 08. Invincible 09. Never Ending Circle 10. Scarlet 11. Sacrifice
Sito Web: facebook.com/ailyngimenezgarcia

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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