Lou Reed – Recensione: Lulu

Il 29 ed il 30 ottobre del 2009, sul palco del Madison Square Garden (NY), è stato commemorato il 25° anniversario della Rock And Roll Hall Fame (si caldeggia l’acquisto del Blu Ray a tutti gli amanti della buona musica). Proprio in questa occasione fatale fu l’incontro tra Lou Reed ed i Metallica, dopo aver stupito la platea suonando insieme uno dei classici di Reed “Sweet Jane”.

Una qualche scintilla deve essere scattata tra gli artisti, di certo non si poteva presagire una collaborazione che sarebbe sfociata nella realizzazione di un album. “Lulu” farà parlare molto di sé, sopratttutto tra il popolo metallaro non affine alla musicalità dell’ex leader dei Velvet Underground. Com’era prevedibile i tre di Frisco (Trujillo conta come il due di picche!) si sono adeguati allo stile di Reed, musicista che nell’arco della sua lunghissima carriera (oltre 40 anni) ha fatto dell’avanguardia e della sperimentazione musicale il suo grido di battaglia. Anticoformista per antonomasia, è diventato un’icona e punto d’ispirazione per tanti musicisti, tra cui anche molti trattati su questo portale; Reed non è nuovo a sonorità heavy, a suo tempo fu uno dei primi chitarristi a fare un uso massiccio del feedback e della distorsione: ascoltatevi, a piccole dosi, “Metal Machine Music” manifesto del suono sonico e malato.

Lulu” necessita di una completa predisposizione da parte dell’ascoltatore, per capire Reed è impossibile prescindere dai suoi testi, se non masticate un po’ d’inglese diventa arduo apprezzare un lavoro in cui i Metallica ricoprono il ruolo di accompagnamento, ampliando lo spettro delle sonorità a cui ci hanno abituato. “Lulu” è un album nero come la pece, pesante, pschichedelico e rumoroso, in molti frangenti trasmette anche un senso di fastidio: Reed e i Metallica hanno sicuramente raggiunto il loro scopo.

Vi sono brani con una durata fin troppo eccessiva (8′, 11′ fino ai 19′, per un total di oltre 85′ di musica), in cui Reed parla attraverso il suo tipico timbro cupo e profondo (simile a quello dell’immortale Johnny Cash: RIP), così tra rumori di sottofondo e sfuriate metal (Black Sabbath docet!) si arriva stancamente alla fine. Emerge l’attitudine garage da parte dei Metallica che gli americani, probabilmente, apprezzeranno decretando l’ingresso – definitivo – del gruppo californiano nel mainstream musicale a stelle e strisce.

A voi l’ardua sentenza

Voto recensore
6
Etichetta: Mercury/Universal

Anno: 2011

Tracklist:

01. Brandenburg Gate
02. The View
03. Pumping Blood
04. Mistress Dread
05. Iced Honey
06. Cheat On Me
07. Frustration
08. Little Dog
09. Dragon
10. Junior Dad


Sito Web: http://www.loureedmetallica.com/

5 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. luci di ferro

    il più vecchio dei 5 membri dei lulu è lars ulrich

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  2. spheric

    album tremendo, e che ci siano i metallica di mezzo è del tutto indifferente. Stavo iniziando a scrivere un commento più articolato ma francamente questo lavoro non lo merita. In alcuni momenti sembra uno scherzo, in altri il frutto di una serata alcolica tra amici. Come sia potuto venire in mente a qualcuno di produrre e mettere in vendita questo Lulu è un mistero che ci porteremo dentro per l’eternità.

    Ci sarà chi tenterà di raccontarci che qui dentro c’è arte, ma che nessuno ci caschi.
    Effettivamente l’impressione che se ne ha è la stessa che si ha di fronte ad alcune installazioni di arte moderna: d’impatto sembra merda, poi il tutto è così strano ed impossibile che ti viene da pensare che debba per forza essere colpa tua che non ne afferri il significato intrinseco. Allora provi e riprovi, e insisti, e cerchi di capire, e poi alla fine arrivi alla conclusione che no, è proprio merda.

    PS: Lou Reed è artisticamente morto nell’89 con New York, a voler essere generosi. Da vent’anni non è niente altro che un cantante che non sa cantare. Lulu è un album che si trascina interminabile tra biascichii, rumori senza senso, produzione sporca al limite della decenza e songwriting inesistente, il tutto “impreziosito” da una band che non ha la minima idea del perchè stia suonando in un album del genere -e se non lo sanno loro…
    Nei primi anni ’70 di Metal Machine Music forse una roba del genere poteva avere senso, oggi non ci casca più nessuno.

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  3. spheric

    pps: l’orrenda copertina è un chiaro lapsus freudiano. Per definizione una copertina dovrebbe invogliare all’acquisto, in realtà chi ha scelto questa si è fatto sfuggire la verità: tenersi alla larga.

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  4. Alessio Dentis

    I ‘tallica mi piacciono molto , Reed invece nn lo conoscevo. Ho ascoltato qualche pezzo così ma mi sembra veramente un aborto, sebbene le premesse per un ottimo disco per me c’erano tutte.

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