Jeff Scott Soto – Recensione: Lost In The Translation

Secondo sigillo solista per Jeff Scott Soto che stupisce i propri fan ed il panorama AOR con un buonissimo lavoro che lo rilancia come ottimo songwriter e non solo come stupefacente interprete dei pezzi altrui. Troviamo al fianco del singer un bravissimo batterista, Glen Sobel, che non tende a strafare ma regala alcuni passaggi degni di attenzione e soprattutto dona verve interpretativa alle differenti anime dei brani. I tre chitarristi che si alternano allo strumento si ritagliano una buona fetta di importanza, tranne Neil Schon che va considerato più che altro per la non eccelsa ‘Believe In Me’ (scritta con Soto). Di ben altra importanza il supporto di Howie Simon e Gary Schutt, che supportano con la giusta potenza i brani di Jeff e contribuiscono con assoli e un riffarama solido e ricercato alla buona riuscita del lavoro. Il protagonista assoluto dell’album è comunque mister Jeff Scott Soto, che furoreggia in lungo ed in largo fra pezzi hard rock potenti, brani cadenzati e molidici, nonchè carezzevoli lenti (due, entrambi notevoli) come un consumato artista che sa esattamente dove vuol portare il proprio ascoltare. Caratteristica principale di ‘Lost In Translation’ è la non facilissima assimilibilità dei brani proposti, particolarità che nel melodic rock non è sempre ben digerita ma che nel caso di questo lavoro permette, ascolto dopo ascolto, di scoprire sfumature sempre più avvincenti. Risultano particolarmente riusciti in tal senso i pezzi sostenuti come ‘High Time’ (che ricorda un po’ alcune cose dei Van Halen-Hagar era), le potentissime ‘Soul Divine’ (con un riffing divino di Howie Simon e cori sublimi alla Queen che pongono la profonda voce di Jeff sugli scudi) e ‘Drowning’, un pezzo sporco e cattivo di hard rock ruvido che si addolcisce solo per il coro tutt’altro che prevedibile (brano che fa valere un grandissimo assolo di chitarra, con fasi a due chitarre sovrapposte veramente fantastico). Per quanto riguarda le ballad senz’altro ‘Beginning 2 End’, supportata dal pianoforte dello stesso Jeff e dotata di aperture melodiche di gran valore, è la più interessante e, seppur decisamente melodica rispetto al resto del lavoro, rende giustizia all’aspetto più intimista dell’artista. Il CD si conclude con due grandi prove, la prima ad opera di Simon che rilascia un grandissimo assolo in ‘Find Your way’ e l’altra ancora di Jeff che nella bluesy ‘Sacred Eyes’ concede un’interpretazione sentita e sofferta per un brano interamente supportato da una chitarra acustica, che vede il proprio punto di forza in cori realizzati con una perfezione da classifica. Ottimo ritorno.

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers

Anno: 2004

Tracklist: 01. Believe In Me
02. Soul Divine
03. Drowning
04. If This Is the End
05. Lost In The Translation
06. Doin' Time
07. High Time
08. Beginning To End
09. On My Own
10. Find Our Way
11. Sacred Eyes

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