Lord Vicar – Recensione: The Black Powder

Per quanto sia difficile parlare di questo gruppo senza citare i Reverend Bizarre, va detto che i Lord Vicar hanno raccolto un discreto consenso tra la maggior parte dei fans che lamenta lo scioglimento del moniker precedente. Fondato da due membri dei Reverend Bizarre, uno dei Centurion Ghost e dall’ex cantante dei leggendari Count Raven, il gruppo ha all’attivo quattro album (compreso questo) di genere doom metal convenzionale, con tanto di ritmiche lente e pachidermiche, ossessive armonie in Do# minore, cantato miagolato sulla falsa riga di quello di Ozzy Osbourne e qualche sezione acustica colma di malinconia.

L’album in questione, “The Black Powder“, non si scosta minimamente da nessuno degli album del gruppo: dopo una quieta intro di quasi due minuti, l’immensa traccia di apertura, “Sulphur, Carchoal and Saltpeter” apre le danze con power-chord in stoppato, primo ruolo al basso nelle strofe e linee vocali doppie all’unisono, proseguendo fra pause e sezioni strumentali e terminando con arpeggi in riverbero. La traccia finale, “A Second Chance”, si basa su strofe con sgradevoli arpeggi sostenuti e ritornelli più canonici, per poi saltare in ritmiche più veloci dopo una sezione in clean nella seconda parte. Queste due canzoni racchiudono un gruppo di altre 7 che, nel peggiore dei casi, allungano inutilmente il brodo (due riempitivi sotto accusa in particolare: la veloce “Impact” e l’inutile digressione acustica “Nightmare”), ripetendo stilemi già usati dal gruppo e da altri ancora in precedenza, e qualche momento più ispirato (“World Encircled”).

Con una durata molto pesante (69 minuti, con due tracce da 10 minuti o più), “The Black Powder”  è per la maggiora parte autocitazionista e superfluo. Non è corretto neppure considerarlo un compitino, poiché la solfa viene allungata con tentativi esperimenti che esulano dal doom, ma senza inserire tratti particolari o melodie che non siano basate in Do#/Fa#-minore. In poche parole, i riff sono gli stessi, e le soluzioni compositive sono una maschera per nascondere il fatto che il gruppo, ormai, risente di un limite compositivo impossibile da ignorare. Attenti, cari Lord Vicar: gruppo avvisato, mezzo salvato.

Voto recensore
6
Etichetta: The Church Within Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Sulphur, Charcoal and Saltpetre 02. Descent 03. World Encircled 04. Levitation 05. The Temple in the Bedrock 06. Black Lines 07. Impact 08. Nightmare 09. A Second Chance

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