Dokken – Recensione: Long Way Home

Proprio mentre si stanno affacciando molte band che pagano salati tributi alla formazione americana, i Dokken rientrano sulle scene e lo fanno cambiando le coordinate. Modernizzano il suono, rivitalizzano le formule, rimangono fedeli a sé stessi e cambiano pelle. Aiuta, e molto, il lavoro di Micheal Wagener, vecchia volpe della consolle, a dare lustro al nuovo corso dei rocker melodici giunti al ventesimo anniversario così come la patina di Beatles portata a galla dalle composizioni (‘Little Girl’ ne è un lampante e riuscitissimo esempio). Ad onor del vero, è un disco che pesta meno rispetto ai precedenti e tuttavia risulta vincente sull’equilibrio e sulle interessanti e inedite sfumature apportate (l’arrangiamento di ‘You’) riuscendo anche a proporre finalmente una ballata degna di tale nome e soprattutto della firma Dokken: ‘Goodbye My Friend’ è semplice, diretta ed estremamente coinvolgente. Chi vuole il ferro incandescente non può non rimanere piacevolmente colpito da ‘Magic Road’ o da ‘Heart Full Of Soul’ e ‘Under The Gun’, sicure bombe killer da palco. Insomma, qui c’è ancora chi ha voglia di ruggire con stile e classe, là dove si rende necessaria una ridistribuzione dei ruoli, là dove le band che hanno ispirato oggi come oggi sono leggermente più avanti dei discepoli più illuminati, non soltanto per la presenza di John Norum in formazione. Il nuovo corso, vent’anni dopo. Meno male.

Voto recensore
7
Etichetta: Sanctuary / Edel

Anno: 2002

Tracklist: Tracklist: Sunless Days / Little Girl / Everybody Needs / You / Goodbye My Friend / Magic Road / There Was A Time / Heart Full Of Soul / Under The Gun / I’Ve Found

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