Lonely Robot – Recensione: Under Stars

“Under Stars” è un album che ci sfida a capire se la fretta e una produzione frequente vada a discapito della qualità!

John Mitchell infatti dopo il recente ottimo “Double Vision” degli Arena rientra di corsa sul mercato col suo progetto personale a nome Lonely Robot col terzo album in 4 anni; “Under Stars” è tra l’altro la chiusura di una trilogia che non sappiamo se riguarderà anche l’intero progetto… sicuramente come si può intuire dall’ultima traccia vi è una conclusione per quanto riguarda il personaggio dell’Astronauta che ha attraversato questi album, personaggio che rappresenta la razza umana e il suo difficile districarsi in questi tempi incerti.

Seguendo gli aggiornamenti sui social network è impressionante notare con che velocità Mitchell, nonostante le composizioni non fossero già pronte e anche grazie alla confidenza con musicisti deluxe come Craig Blundell (il batterista ha registrato tutte le sue parti in 6 ore lo scorso mese di gennaio) Steve Vantsis sia riuscito a portare a termine questo “Under Stars”.

“Ancient Ascendant” è tipica dello stile di Lonely Robot senza aggiungere granché a quanto contenuto nei primi due lavori, il trademark è lo stesso così come le ambientazioni e l’approccio musicale che trae grande ispirazione dalle colonne sonore e dalla tradizione progressive rock però rivisitandola e modernizzandola.

“Icarus” è un chiaro tributo all’elettropop degli anni ‘80 mentre la title track è la sublimazione della bravura di Mitchell sia come interprete dietro al microfono (sentitevi anche “How Bright Is The Sun?”) e soprattutto come chitarrista dal tocco sopraffino.

Il suo progressive rock non è mai estremizzato nella direzione di partiture ricercate ma tramite banali accorgimenti melodico/ritmici rende il progetto Lonely Robot al contempo raffinato e moderno; “The Only Time I Don’t Belong Is Now” ne è un valido esempio e il gancio ideale per approcciare un album che vi farà passare una cinquantina di minuti davvero gradevoli nonché imprevedibili. Fa piacere anche quando Mitchell non lesina ritmiche più corpose alla maniera dei Porcupine Tree di metà carriera (“When Gravity Fails”).

Per concludere, tornando al quesito che siamo posti ad inizio recensione: la qualità è ben più che presente nonostante un processo creativo durato qualche settimana… complimenti ancora Mr. Mitchell, c’è tanto bisogno della caratura artistica di musicisti come lei per non far spegnere la fiammella della buona musica.

Voto recensore
8
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. Terminal Earth 02. Ancient Ascendant 03. Icarus 04. Under Stars 05. Authorship Of Our Lives 06. The Signal 07. The Only Time I Don't Belong Is Now 08. When Gravity Fails 09. How Bright Is The Sun? 10. Inside This Machine 11. An Ending
Sito Web: http://johnmitchellhq.com/lonely-robot/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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