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The Lion’s Daughter – Recensione: Existence Is Horror

Nell’epoca contemporanea il male di vivere è divenuto qualcosa di reale, di tangibile ed è ormai parte di noi. Persi dietro ad un materialismo sempre più dominante, tutto quello che ci circonda diventa un simbolo evidente di un male profondo che si annida sotto la superficie della nostra stessa vita. Ascoltando “Existence Is Horror” dei Lion’s Daughter, primo realizzato per Season Of Mist, si ha la percezione di aver trovato la giusta colonna sonora per questo demone interiore che tutto distrugge.

Dietro la splendida copertina di Paolo Girardi troviamo 10 tracce che per semplicità definiremo Extreme Metal ma che in realtà nascondono a loro volta una molteplicità di influenze e contaminazioni; 40 minuti di musica che saprà scuotervi dall’interno, distruggere gli argini della vostra quotidianità e far emergere tutte le vostre paure. Basta far partire la prima traccia, “Phobetor”, ed ecco materializzarsi alle nostre spalle i fantasmi dell’artwork di copertina. Urla stridule, urla di angoscia, urla di terrore, il suono di una chitarra sporca in lontananza e poi è subito “Mass Green Extinctus”. Una cavalcata Post Hardcore che parte dalle influenze dei Neurosis ma subito abbraccia sonorità ora Black Metal ora Doom, in un’alchimia macabra.

Creature deformi ci incalzano sulle note di “Nothing Lies Ahead”, uno dei brani più sperimentali di questo full-lenght, dotato di un mood sinistro e malato, con escursioni noise ed elettroniche nel finale. Una batteria terremotante ci introduce in “Dog Shaped Man”, l’episodio più estremo insieme a “They’re Already Inside”, in cui l’anima nera della band emerge in tutta la sua brutale violenza, lasciando solo vittime dietro di sé. La voce di Rick Giordano abbandona per un attimo il growl e lascia emergere tutta la sua viscerale emotività in brano profondo e disperato come “Four Flies”.

Non solo Giordano, voce e chitarra, ma anche Erik Ramsier, alla batteria, e Scott Fogelbach, al basso, sono artefici di una prova superlativa. Ogni brano è dotato di un fascino particolare, con un attento lavoro in fase di songwriting e un’esecuzione tanto brutale quanto precisa ed efficace. Sogni ossianici e visioni apocalittiche si susseguono in “A Cursed Black End”, brano dal sapore doom-gothic che non può riportarci ai seminali lavori degli Anathema.

Non poteva esserci modo migliore per iniziare questo nuovo anno se non con un disco sorprendente che vi lascerà una forte sensazione di inquietudine e vuoto interiore. Come recita la coda dell’album, l’esistenza è horror. E noi ci ritroviamo persi, restituiti alle nostre piccole vite.

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Voto recensore
8
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2016

Tracklist: 01. Phobetor 02. Mass Green Extinctus 03. Nothing Lies Ahead 04. Dog Shaped Man 05. Four Flies 06. Midnight Glass 07. The Fiction In The Dark 08. A Cursed Black End 09. They're Already Inside 10. The Horror Of Existence
Sito Web: https://www.facebook.com/thelionsdaughter

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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