Linkin Park – Recensione: One More Light

Vi ricordate quando eravate molto molto giovani (mi rivolgo soprattutto a voi, figli, come me, degli ultimissimi anni ’80), cominciavate già ad essere incazzati col mondo e vi siete innamorati inevitabilmente di pezzi indimenticabili come “In The End”, “Somewhere I Belong”, “Breaking The Habit”, “Numb”?
Ecco, prendete quel ricordo, tenetevelo stretto e state lontani da questo “One More Light”, ultima fatica di studio dei Linkin Park, una band che, nel bene o nel male, ha segnato una generazione.

Fin dai primi singoli estratti, in molti hanno criticato la svolta sfacciatamente commerciale della band; ma il punto non è questo: diciamocelo in tutta onestà, i Linkin Park hanno sempre avuto un taglio poppettaro, radiofonico, da MTV o come vogliamo chiamarlo, ma sono stati capaci di regalarci brani innovativi nel loro genere, emozionali ed emozionanti.
“One More Light” è un disco che non riesce a dire molto e, lo ripetiamo, non per il genere che sceglie di abbracciare, quanto perchè nell’album non ci sono quelle che, semplicisticamente, si possono definire belle canzoni.

La banalità dei motivetti che attraversano le 10 composizioni del disco è quasi fastidiosa, a partire dalle vocine campionate che introducono l’ascoltatore nel mondo di “Nobody Can Save Me” e “Good Goodbye”, in cui almeno la presenza del rappato richiama vagamente alla mente i vecchi tempi, e continuano poi a spuntare ad intervalli regolari all’interno dei brani.
Ma sono le campionature elettroniche a farla da padrone, in una sorta di anonimato artistico in cui perfino la “ballad” e title track “One More Light” non riesce a distinguersi dal resto del platter.
Il lato positivo del disco sembra quindi essere la sua brevità, che almeno smorza l’agonia nostalgica del fan medio dei Linkin Park e fa accogliere con giubilo l’arrivo della conclusiva “Sharp Edges”, un brano a metà tra Ed Sheeran e Bruno Mars, in cui la vocalità di Chester Bennington arriva a ricordare pericolosamente quella di Adam Levine.

L’impressione generale è davvero quella di un disco registrato perchè bisognava farlo o forse di un tentativo di virata stilistica svuotata di veri contenuti.
Di fronte a “One More Light”, non ci resta davvero che riconoscere che il tempo è passato, noi siamo cresciuti, qualcosa è cambiato e a volte, si sa, non sempre i cambiamenti sono in positivo.

Voto recensore
5
Etichetta: Warner Bros. Records

Anno: 2017

Tracklist: Tracklist - 01. Nobody Can Save Me 02. Good Goodbye 03. Talking to Myself 04. Battle Symphony 05. Invisible 06. Heavy 07. Sorry for Now 08. Halfway Right 09. One More Light 10. Sharp Edges
Sito Web: http://onemorelight.linkinpark.com/it/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Mattia

    Ottima recensione! Ma il voto è anche fin troppo alto per questo disco: il disco non è solo insufficiente, manca completamente di buone idee. Personalmente non può superare il 4 un disco del genere!

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  2. Francesco

    Ho riascoltato l’album, seppur controvoglia, ed in alcuni testi traspare chiaramente la sconfitta di Chester nel lottare contro i suoi demoni interiori che alla fine l’ha portato a compiere il gesto estremo di qualche giorno fa.

    Credo che la scelta di rendere i brani sterili dal punto di vista musicale sia stata ricercata volutamente per lasciare spazio ai testi.

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