Lindemann – Recensione: Skills In Pills

Ed ecco a voi “Skills In Pills”, frutto (marcio) del sodalizio artistico tra il vocalist dei Rammstein Till Lindemann e Peter Tägtgren (Pain, Hypocrisy). In attesa di un nuovo studio album dei “tanz metallers” che tutti amiamo, la strana coppia propone un (dis)gustoso diversivo a base di industrial metal chiassoso, ignorante, laccato e pacchiano. Insomma, adorabile.

Vogliamo essere chiari fin da subito: con i suoi ritornelli ariosi, le basi al limite della techno posticce e scanzonate e la volgarità delle liriche volutamente portata all’accesso, “Skills In Pills” sembra essere un progetto senza grosse pretese artistiche e creato ad hoc per divertire e scioccare un po’ quella platea 2.0 che ormai è sempre più difficile scandalizzare.

E l’obiettivo è raggiunto, perchè i due furboni inanellano una serie di tracce dove la pronografia (e non solo) diventa una sorta di elettronica wagneriana boombastica e ridondante. L’opener che da il titolo all’album mette subito in chiaro quello che ci dobbiamo aspettare: chitarrone grasse, basi campionate assolutamente ballabili e orecchiabilissime, una sezione ritimica statica di accompagnamento e l’innata capacità dei due gentlemen coinvolti di rendere epiche e di presa delle potenziali schifezze.

L’effetto sopresa arriva più che altro dal buon Till. Può fare una certo effetto sentirlo cantare in inglese, ma il suo inconfondibile crooning è il mattatore del platter, anche quando la sfacciataggine e l’oscenità di episodi come “Golden Shower”, “Ladyboy” e “Cowboy” rischiano di avere la meglio sull’accompagnamento musicale, che resta di buona qualità.

E bravi i nostri, capaci di trasformare l’amore per le donne, come dire, rotondette, (“Fat”) in un brano drammatico e profondo dai forti connotati sinfonici e la disattenzione durante l’atto sessuale (“Praise Abort”) in un singolone da mezza classifica che, per quanto stomachevole, vi ritroverete a cantare insieme a Till in men che non si dica.

E c’è anche un po’ di introspezione, che proprio non capiamo se sia buttata nel mucchio come riempitivo oppure sia sincera, ma in fin dei conti fa un bell’effetto, in particolare la teatrale “That’s My Heart”, con tanto di cori operistici. Dicks, pussies e holes finchè volete. Si ascolta, si ride, ci si diverte si riascolta e poi si dimentica.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Warner Music

Anno: 2015

Tracklist:

01. Skills In Pills
02. Ladyboy
03. Fat
04. Fish On
05. Children Of The Sun
06. Home Sweet Home
07. Cowboy
08. Golden Shower
09. Yukon
10. Praise Abort
11. That’s My Heart


Sito Web: http://www.skillsinpills.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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