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Queens Of The Stone Age – Recensione: …Like Clockwork

Sei anni fa uscì “Era Vulgaris”, quinto album dei poliedrici Queens Of The Stone Age di cui ancora oggi si sente frequentemente la trita e ritrita “Make It Wit Chu”. Sei anni dopo, con un cambio di line up alla batteria, una serie di problemi legati alla salute del leader Josh Homme e una vastissima gamma di collaborazioni, ecco approdare la settima fatica dei Queens Of The Stone Age intitolata “…Like Clockwork”.

Tra la distanza dall’ultimo album, le grandi collaborazioni e l’ottima idea di creare una serie di video (visionabili su www.likeclockwork.tv) con soundtrack i nuovi pezzi, intorno a “…Like Clockwork” si sono create grandi aspettative, in parte rispettate e in parte no. Infatti, se dovessi basarmi sulle prime quattro tracce direi che saremmo di fronte non ad una bocciatura, ma a qualcosa di molto vicino. L’album in sé potrebbe quasi essere diviso in due parti: una prima, molto lenta, a tratti monotona, e ridondante; una seconda, ricca, ben strutturata e che premia l’osare artistico dei Queens Of The Stone Age. Lasciando a chi ascolta il giudizio sulle prime quattro canzoni, da me viste come una intro piuttosto lunga e poco produttiva, parto a giudicare dalla seconda parte di “…Like Clockwork”.

“My God Is The Sun”, singolo di lancio, vede la partecipazione di uno dei più grandi masterman del momento, ossia Dave Grohl, che già in precedenza aveva stretto rapporti con la band. Il pezzo incarna perfettamente il loro stile alternative, che punta moltissimo sulla voce quasi monocorde di Homme e sul basso, molto presente e molto gradito, di Michael Shuman che, a differenza di molti suoi colleghi, è tutto fuorché in disparte. Il pezzo, per quanto non sia propriamente accattivante, suona bene e, soprattutto sul finale, risulta ottimamente studiato. “Kalopsia”, che per l’occasione ospita Trent Reznor, è indubbiamente uno dei brani meglio composti e più vari. Il brano spruzza Reznor da ogni singola nota, in particolare nella parte centrale in cui l’effettistica, unita ad un tenue pianoforte e ad una chitarra molto lounge, regalano all’ascoltatore un momento di pace e relax su di una musica quasi di altri tempi. Ottima l’antitesi musicale fra questa parte e quella successiva che, destando dal torpore, irrompe sfruttando la distorsione, a tratti dissonante, degli strumenti. Di fronte a “Fairweather Friends” serve solo inchinarsi e ascoltare in silenzio poiché siamo di fronte ad un cast di eccezione: Dave Grohl alla batteria, Nick Olivieri al basso, Mark Lenegan voce e autore del testo, Trent Reznor e, udite udite, Sir Elthon John al pianoforte. Fare una critica su questo brano è impossibile, in quanto il tripudio di artisti lo rende vicino alla perfezione. Le diverse influenze musicali e le esperienze che ciascun musicista porta con sé confluiscono in una melodia a dir poco incantevole, dalla forte carica emotiva e che, malgrado non giochi sull’adrenalina, conquista fin da subito. E’ un climax ascendente di note, un mix di generi, un medley di stili che spero di vedere presto live. Nessuno supera nessuno, ogni autore si pone allo stesso livello abbracciando i colleghi in un qualcosa a dir poco magico. Gli assoli di chitarra e il riff di pianoforte sono i veri ammaliatori del pezzo che, secondo il mio modesto parere, va inserito fra le migliori composizioni di questi ultimi anni.

La titletrack “…Like Clockwork” conclude questo tanto atteso album, rappresentando in pieno la malinconia che accompagna la fine di un disco. L’intro e la maggior parte della musica è eseguita al pianoforte con un Josh Homme che, superando la sua usuale timbrica, innalza il tono della voce sfiorando di poco il falsetto. L’assolo di chitarra, secondo protagonista del brano, è pura poesia e porta dietro di sé un tripudio di effetti che scaldano e raffreddano insieme il clima. Molto classico e vario nella composizione, “…Like Clockwork” si contrappone a tutto ciò che è stato proposto prima, senza però stonare.

A conti fatti e dopo numerosi ascolti, devo dire che “…Like Clockwork” è un album difficile, assolutamente poco immediato ma che risulta poi premiare la costanza e la fiducia di chi è riuscito ad andare oltre i primi due/tre ascolti. Sicuramente, siamo di fronte ad un album che incontra le aspettative e fa onore ad una lunga ed arzigogolata carriera. Risulta poco azzeccata la disposizione delle tracce, che rendono il lavoro eccessivamente noioso all’inizio e molto entusiasmante alla fine. Probabilmente una disposizione più studiata avrebbe premiato anche quelle canzoni che qui sono passate sottotono. Nota di merito va agli special guest che, senza troppo interferire con lo stile e il clima della band, hanno saputo dare quel pizzico di originalità e di brio che fanno si che “…Like Clockwork” sia un buon album.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Matador Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. Keep Your Eyes Peeled

02. I Sat By The Ocean

03. The Vampyre Of Time And Memory

04. If I Had A Tail

05. My God Is The Sun

06. Kalopsia

07. Fairweather Friends

08. Smooth Sailing

09. I Appear Missing

10. ...Like Clockwork


Sito Web: www.qotsa.com

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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  1. aless

    ALBUM DELUDENTE

    nient’altro da dire

    Reply

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