Lifesigns – Recensione: Lifesigns

L’ascolto di questo lavoro evoca situazioni e immagini che si rispecchiano perfettamente anche nell’immagine della copertina (a questo proposito, un piccolo dubbio: la cabina telefonica che si vede sulla sinistra sarà un omaggio al Doctor Who?). La loro musica, un progressive impalpabile, delicato e complesso senza risultare incomprensibile, è come un sottile velo di nebbia che avvolge la brughiera inglese di primo mattino; anzi, come tale merita di rimanere in parte incomprensibile, come se al suo interno ci fosse un messaggio segreto che neppure un ascoltatore attento riesce a riconoscere.

Lo stile dei Lifesigns, terzetto inglese nato come uno dei tanti side projects di John Young (che ha suonato fra gli altri con The Strawbs, John Wetton, Bonnie Tyler, The Scorpions, Fish e Uli Jon Roth), richiama quello di band come Genesis e Jethro Tull (i secondi, in particolare, per diverse parti di flauto), e non è un caso che, fra i pochi ospiti speciali, compaia anche Steve Hackett alle chitarre. Il loro è un progressive basato più sulle sensazioni che sul sensazionale, ideale accompagnamento a una serie di immagini di paesaggi e comunque ottimo stimolo per la creatività personale. Cinque brani di durata compresa fra gli otto e i tredici minuti fanno sì che “Lifesigns” non sia un lavoro pesante da digerire, bensì un’occasione per riposare cuore e mente da un eventuale eccesso di fatiche, e come tale va considerato.

 

Voto recensore
7
Etichetta: Esoteric Antenna

Anno: 2013

Tracklist:

01. Lighthouse
02. Telephone
03. Fridge Full Of Stars
04. At The End Of The World
05. Carousel


Sito Web: https://www.facebook.com/Signslife

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