Blackshine – Recensione: Lifeblood

Inizialmente colpisce in positivo il marchio di fabbrica dei Blackshine, ossia unire un cantato di madrice hardo rock del più grezzo con basi di puro thrash/death.

A tratti l’idea funziona ed è fresca, ma sulla lunga durata rischia di annoiare, con un vistosissimo calo sul finale fino alla conclusiva ‘Denial Of Pain’ che si rivela una maldestra imitazione dei Testament degli esordi. Gli episodi migliori invece si muovono tra una specie di Sentenced senza malinconia (‘Cure In The Shape Of Noise’) e gli Entombed della svolta Deat’n’roll (‘Stonefog’, ‘Unbroken’), con anche i Metallica di Load a fare capolino (‘Born A Denier’).

Insomma un bel minestrone, portato avanti con perizia e prodotto molto bene: i suoni precisi e dinamici aiutano sicuramente a proseguire nell’ascolto fino alla fine senza annoiarsi, nonostante il songwriting sia piuttosto discontinuo.

Un disco interessante e meno anonimo di molto altri, ma sicuramente c’è ancora molto lavoro da fare per andare oltre la sufficienza.

Voto recensore
6
Etichetta: Dockyard1/Edel

Anno: 2007

Tracklist:

01. Cure in the shape of noise
02. Born a denier
03. Lifeblood
04. Stonefog
05. Powerghoul
06. Unbroken
07. Burn the world
08. Face the bastard god
09. Dwell in black
10. Second rate blasphemer
11. Denial of pain


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