Life Of Agony – Recensione: The Sound Of Scars

Fine di un’agonia?

Dagli Stati Uniti, I Life of Agony furono uno degli ultimi gruppi musicali promossi grazie al primo movimento Grunge in un tempo in cui Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains e Soundgarden non erano ancora visti come i colossi della musica rock negli anni seguenti (spesso per i motivi sbagliati). Il loro debutto del 1993, “River Runs Red”, fu un tipico esempio della nicchia, anche se funzionava benissimo come un possibile, ma non anormale connubio tra velocità e potenza hardcore e le melodie pesanti (ma anche molto ripetitive) della scena alternative metal contemporanea del paese. Tuttavia, con “Ugly”, cambiarono drasticamente stile musicale e mercato di riferimento, dandosi al post-grunge cantatuoriale con occasionali inserti acustici, togliendo di mezzo gran parte delle loro tendenze punk. Dopo “Soul Searching Sun”, Keith Caputo lasciò il gruppo, portandolo allo scioglimento e ad una reunion di 10 anni. Dopo anni di instabilità e la dichiarazione di cambio sesso di Caputo (ora Mina), tornarono in attività discografica nel 2017 con “A Place Where There’s No More Pain”, che pur essendo solido e conciso, non cambiava di una virgola la strada tracciata con la loro discografia precedente.

Con la bellezza di 14 tracce per 40 minuti, l’ultimo album del gruppo, “The Sound of Scars”, si prospetta scorrevole: in effetti, gran parte di esse non raggiunge i 3 minuti di durata. Con l’ascolto, si possono distinguere semplici pezzi grunge con riff stoppati di scuola Soundgarden e Helmet (“Scars”, “Black Heart”, “Lay Down”, “Stone”), occasionali richiami al rock alternativo più psichedelico (“Empty Hole”) o al post-hardcore (“My Way Out”, “Eliminate”, “Once Below”), una ballata con armonie vocali tipiche degli Alice in Chains (“I Surrender”) e quattro interludi di un minuto o meno. A livello compositivo non c’è molto da dire, dato che la proposta della band è sempre stata abbastanza generica, derivativa e mai particolarmente varia, ma alcune linee vocali sono molto azzeccate (“Weight of the World”), e la performance di Veronica Bellino alla batteria è superlativa, grazie anche a una produzione bilanciata che dà il giusto volume a tutti gli strumenti.

Dopo decenni di attività scarsa e tour in tutto il mondo, sembra che I Life of Agony stiano cercando con successo di rientrare nel giro. E sebbene né loro né “The Sound of Scars” siano esattamente dei must-have, si può senz’altro affermare che sono lontani da mollare la lenza: l’unico problema che dovranno affrontare è sopravvivere alla concorrenza spietata con gli Alter Bridge.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Prelude 02. Scars 03. Black Heart 04. Lay Down 05. Then 06. Empty Hole 07. My Way Out 08. Eliminate 09. Now 10. Once Below 11. Stone 12. Weight of the World 13. When 14. I Surrender

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