Life Of A Hero – Recensione: Letting Go

Proseguendo sulla scia degli ascolti inglesi intrapresi nell’ultimo periodo, mi sono avvicinato con curiosità – e qualche speciale speranza – all’album di questi Life Of A Hero. Trattandosi di un debutto, ci troviamo al cospetto di un nome forse nuovo ai più, ma non certo di proverbiale primo pelo: all’interno di questo collettivo militano infatti componenti che, provenendo da Grim Reaper, Lionheart, Midnite City e Vega, hanno già in qualche modo contribuito a scrivere un pezzetto di storia del rock melodico contemporaneo d’Oltremanica. Dalla traccia d’apertura “3D” ad un episodio tosto e fibroso come “In My Dreams”, “Letting Go” propone un hard melodico, ruvido e verace, esattamente come ce lo saremmo aspettati da una moderna formazione britannica. Più frequentemente a contatto con le differenti tonalità del grigio rispetto ai colleghi americani, rilassati al sole della California, le band inglesi abbracciano spesso uno stile dalle venature malinconiche, capace di descrivere con verve storie nelle quali il lieto fine non è necessariamente assicurato. Così, le melodie dei LOAH sono orecchiabili ma allo stesso tempo asciutte (“Letting Go”), sinuose ma mai del tutto prevedibili, lasciando che sia la grammatica minima di una schitarrata decisa, o di un buon assolo (“Shine A Light”), a convogliare la voglia e l’energia della vita post Brexit.

Pimpante ma sempre a modo suo, e forte di una dimensione che profuma ancora di paese, di mattoni rossi e benzina, “Letting Go” riesce a conquistare soprattutto quegli ascoltatori che non amano essere sedotti: il suo drive sempre arrembante (“Don’t Waste My Time”) ed attaccato alle caviglie (“Down And Out”) sembra voler escludere a priori la possibilità di un momento molle, di un tentativo goffo, di una caduta di stile che punisce soprattutto quando lo stile bisogna inventarselo. Le chitarre sovrastano con puntuale spavalderia i cori (“Falling Apart At The Seams”), il basso impregna molte canzoni con le sue tinte scure e la voce pulita di Russ Grimmett tiene tutto insieme senza sforzi, per quanto in alcuni frangenti una maggiore personalità timbrica non avrebbe guastato (“Risk It All” è carina, ma “Riskin’ It All” dei D:A:D, eh, quella era un’altra cosa). L’impressione che si ricava ascoltando questi undici brani è quella di un lavoro pulito di cinque musicisti capaci ed esperti, amanti del rock e decisi a non scadere nel banale, nel già sentito, nell’inutile che l’ascoltatore di oggi riconosce ad un paio di clic di distanza. Date la bontà degli intenti e la semplicità – sempre apprezzabile – delle premesse, da un disco come questo ci si possono aspettare soprattutto coerenza, solidità, efficacia: non si tratta insomma di progetti interessati ad impressionare con il ritornello furbo, lo spezzone del film o la ballad d’effetto. Che poi la ballad ci sarebbe anche (“Stay For A While”), benchè tutte le sue dolcezze siano state confinate nella bellezza del suo titolo e nel tranquillo dispiegamento del ritornello: il resto è stato fagocitato dalla chiara impronta del disco, facendo anche di questa traccia un elemento che contribuisce ad irrobustire ulteriormente la personalità di un debutto e di una band.

La convinzione sulla bontà di “Letting Go” deve avere il tempo di crescere e consolidarsi dopo ripetuti ascolti, perché le sue belle geometrie, i suoi delicati equilibri (“Caught In A Lie”), la sua varietà sobria ed ingessata risultano tanto più evidenti quando lo si ascolta nella sua interezza, ed il giudizio può tenere conto della potente visione d’insieme che lo caratterizza. “Letting Go” è realizzato con cura ma senza perdersi in inutili barocchismi produttivi, il suo carattere è presente in tutte le tracce senza però che alcuna di esse suoni uguale alle altre, i suoi ritornelli si cantano con piacere e si memorizzano con quel minimo di sforzo che rende ogni impresa più sofferta e personale. Questo è insomma un bel disco, una definizione che nella sua succinta banalità tiene conto di tutti gli elementi che contribuiscono a fare di un prodotto un bel prodotto. Un po’ come quando a scuola prendevi quei sette meritati, e tornavi a casa trionfante come se fossi stato il migliore della classe, perché quel voto – così meravigliosamente medio da rappresentare le virtù di un intero popolo – te lo sentivi giusto, cucito addosso. Non realizzato con l’ossessione di piacere al primo ascolto, come si conviene allo stereotipo all-things-considered del british understatement, il lavoro dei Life Of A Hero poggia su fondamenta solide, esibisce grinta da vendere ed aspetta solo di evolvere ulteriormente il suo songwriting per trasformarsi in una realtà in grado di diventare essa stessa pilastro, termine di paragone, riferimento.

Etichetta: Battlegod Productions

Anno: 2021

Tracklist: 01. 3D, 02. Letting Go, 03. In My Dreams, 04. Caught In A Lie, 05. Don’t Waste My Time, 06. Stay For A While, 07. Down And Out, 08. Risk It All, 09. Shine A Light, 10. Falling Apart At The Seams, 11. When We Let Go
Sito Web: lifeofahero.co.uk

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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