Airtime – Recensione: Liberty Manifesto

Solido hard rock dalla coppia inedita Rik Emmet e Mike Shatton (Von Groove). Un progetto in cantiere ormai da tempo che si concretizza in una manciata di song dalle mille sfaccettature che non rinunciano di certo al sound del classico hard, ma nemmeno si negano qualche estemporaneità che trascende in altri stili. Libera da condizionamenti di qualsiasi tipo, la proposta di questi grandi artisti diventa veramente, come dice il titolo, una manifestazione di irrefrenabile espressività. La produzione è piuttosto cruda ed essenziale, una scelta giusta che regala ai brani una spontaneità quasi live che permette al duo di passare dall’hard melodico di “River Runs Deep” e “Find Your Way”, ai cori sinfonici di “Liberty”, al funky rock di “Code 9” senza mancare in continuità. Una volontà di diversificare che arriva fino ad accennare passaggi vicini al prog rock in “Edge Of Your Mind” e momenti durissimi quasi al limite dell’hard alternativo più moderno. Ovvio che in un tale contesto ad emergere siano proprio la singolarità dell’artista e la sua personalità nell’affrontare le varie influenze riscontrabili. E vista la classe messa sulla bilancia non possiamo che dichiararci soddisfatti del risultato. Così vario e poco lavorato forse non sarà un disco per tutti, ma “Liberty Manifesto” merita sicuramente la considerazione dei fan del rock ad ampio respiro per la sua sincerità e la qualità del songwriting.

Voto recensore
7
Etichetta: Escape / Frontiers

Anno: 2007

Tracklist:

01. Edge Of Your Mind

02. Midnight Black & Blue

03. Liberty

04. Headstream

05. River Runs Deep

06. Find Your Way

07. Addicted

08. Code 9

09. Rise

10. Moving Day

11. Transmutation

12. Cryin Shame' (Bonus Track)


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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