If I Die Today – Recensione: Liars

Dopo un Ep più che appetibile i nostrani If I Die Today pubblicano “Liars”, un viaggio musicale di dieci tracce una più convincente dell’altra. “Liars” ha tutte le carte in regola per essere un album di successo senza compromessi. Il genere, come per il precedente “You Are Alone”, è un misto di alternative, rock, metal e hardcore. In “Liars” c’è tutto: voci perfette, melodie studiate e che colpiscono, qualità musicale e una grinta che solo poche band hanno. Dieci canzoni da ascoltare tutte d’un fiato, senza pause e senza provare, nemmeno per un secondo, la comune noia che arriva verso le ultime tracce. “Ships In The Wood” è il singolo di lancio e, per chi non è ancora in possesso dell’album, è solo un anticipo di un cammino musicale che va in crescendo, è l’inizio di una serie di tracce che sono destinate ad entrare nella mente senza uscirvi. Per una volta non ci sono brani che meritano più di altri, in quanto tutto è curato e rifinito nei minimi dettagli. “Liars” è un album che da tempo mancava nel panorama italiano schiacciato dagli eccessi del marketing.

In conclusione “Liars” è album da acquistare (e qui consiglio di far capolino su www.azzeriamo.it) , ascoltare, diffondere, assaporare dal vivo e che dà parecchio onore al nostro paese!

Voto recensore
8
Etichetta: Wynona Records

Anno: 2010

Tracklist:

01. Ships In The Wood
02. I See The Devil
03. Gold Crowns
04. Lucky Man
05. Deadman
06. Poison
07. Bob Ford Isn't Dead
08. What Goes Around Comes Around
09. The First Storm
10. The Road To Happiness


Sito Web: www.myspace.com/ifidietoday

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Liars: Live Report della data di Milano

Il tour di Blood Brothers e Liars è una buona occasione per valutare lo stato di salute della musica attuale e per confrontarsi con le "nuove proposte". Due formazioni – Blood Brothers e Liars – fortunatamente differenti negli intenti ma che usano la frammentazione del "rumore" per esprimere uno stato d’animo che spesso appare ambiguo e contorto all’orecchio dell’ascoltatore. Stasera confermiamo semplicemente che il ruolo di gruppo spalla lo avremmo ceduto ai Liars, mentre ai Blood Brothers vanno infiniti plausi.

La quantità di pubblico accorsa al Transilvania stasera è decisamente sotto le aspettative, ma quando i Blood Brothers fanno ingresso sul palco ci si dimentica subito della gente attorno e si inizia a viaggiare su altri pianeti. ‘Burn, Piano Island, Burn’ rimane tuttora uno dei migliori dischi rock del 2003 e questi cinque ragazzotti hanno l’atteggiamento di quelli che "non abbiamo voglia di fare i compiti per domani, tanto li copiamo dal compagno secchione". In mezz’ora di performance i Blood Brothers sono stati in grado di sprigionare la peggiore (e quindi la migliore) attitudine r’n’r-noise proponendo per la maggior parte brani del prossimo disco, la cui uscita è prevista per la fine dell’anno. I nuovi pezzi hanno un buon piglio, la forma canzone è piacevolmente malata di claustrofobia, anche se ora sembra che la band abbia voluto macchiare il sound innovandolo con strumenti come il cello e la fisarmonica. Non si sono dati al pop, no, hanno semplicemente rivisitato la melodia a modo loro, ci hanno preso per il culo un’altra volta, lasciandoci a bocca aperta e con i pantaloni per terra. ‘Guitarmy’, ‘Cecilia And The Silhouette Saloon’ hanno l’immediatezza di un tafferuglio allo stadio, il disordine creato è lo stesso. Se questi sono solo assaggi, allora i Blood Brothers diventeranno davvero un gran gruppo con dei bei dischi in giro. Stima e rispetto.

Dopo un brevissimo cambio palco i Liars sono i protagonisti principali di uno show noioso fin dai primi accenni di canzone. Poca la sostanza, molta la delusione. Anziché giocare sull’impatto – che dal vivo potrebbe risultare interessante – i tre sembrano più impegnati nel bighellonare in giro per il palco come se fossero ad una sfilata di moda. Il live set predilige brani dell’ultimo pietoso album, i Liars ostentano continuamente eclettismo con i synth per mascherare la loro inutilità artistica. Il trascorrere dei minuti è direttamente proporzionale alla voglia di tornarsene a casa. Il suono dei Liars è talmente debole e disperso che non riusciamo a palpare concretamente la muscolatura di quella che dicono essere una delle migliori formazioni del momento. L’ennesima truffa del music business, inutile.

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