Leverage – Recensione: Determinus

Non ce ne vogliano gli estimatori dei Leverage ma la band in questione non è mai riuscita a riversare su album il proprio ipotetico potenziale, dando sempre alle stampe lavori ampiamente sufficienti ma certamente non dei capolavori imprescindibili.

Dopo un silenzio discografico di un decennio, un EP, “The Devil’s Turn” pubblicato solo digitalmente ed un nuovo cantante nella persona di Kimmo Blom, la Frontiers lancia l’ultima fatica dei finlandesi a titolo “Determinus” che si allinea qualitativamente con quanto fatto in passato.

Collocabili sin dagli esordi in quella porzione di mercato compresa tra power metal (mai violento sia chiaro) e hard rock di classe i finnicinon perdono un’oncia del loro gusto melodico. Nonostante una preponderanza di tastiere “Burn Love Burn” ricorda alcune cose dei Blind Guardian più melodici sapientemente mixate alla tradizione scandinava: bello l’assolo che segue la progressione ritmica del pezzo.

“Tiger” è un pezzo che più classico non si può, potrebbe richiamare i Virgin Steele ma suona davvero troppo di già sentito; al di là della propria convinzione artistica non capisco questa sterzata verso stilemi iper-classici che fa sembrare “Determinus” un’opera anche meno interessante rispetto ai suoi predecessori, un percorso che è assimilabile a quello degli Audrey Horne (per chi li conosce).

“Mephistocrate” spicca per qualità pur rimanendo sulle stesse coordinate di cui sopra; “When We Were Young” è una power ballad accostabile ai Magnum mentre “Hand Of God” potrebbe benissimo essere un pezzo estratto dal catalogo dei Nocturnal Rites.

Album di media fattura, sicuramente non una delle frecce più acuminate del catalogo Frontiers Records.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Burn Love Burn 02. Wind of Morrigan 03. Tiger 04. Red Moon Over Sonora 05. Mephistocrate 06. Afterworld's Disciple 07. When We Were Young 08. Heaven's No Place for Us 09. Hand of God 10. Rollerball 11. Troy
Sito Web: https://leverageofficial.com/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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