Beholder – Recensione: Lethal Injection

In fondo non è difficilissimo fare un disco di onesto power metal che sia appetibile anche per i non monomaniaci del genere. Quello di cui si accusa il genere è di essere sempre e comunque uguale a se stesso, nella forma e nella sostanza, completamente impermeabile a qualsiasi forma di contaminazione.

Quindi per allargare gli orizzonti i Beholder hanno cominciato dalla forma: via i draghi, i folletti, le scritte elaborate; per una volta non si capisce il genere suonato solo guardando la copertina. E poi qualche bella limata l’hanno data anche alla sostanza: la musica proposta, partendo da un impianto solidamente power, riesce a introdurre elementi di varietà, soprattutto negli arrangiamenti di tastiera, che crea momenti più di atmosfera, e nei suoni decisamente moderni e aggressivi. Più canoniche chitarre e ritmica, e quindi doppia cassa a profusione, assoli melodici e veloci, ma anche a tratti riff ricercati e apertura acustiche decisamente apprezzabili. Le voci (maschile e femminile) si alternano bene, e sono sicuramente un punto di forza del gruppo; i due, lontani sia dai cliché falsettati del power che da contrapposizioni a “la bella e la bestia” di molto death melodico, si amalgamano molto bene sui brani, creando una piacevole alternanza. E’ anche vero però che, con la loro poco celata latinità nella cadenza i due cantanti sono l’unico aspetto ancora un po’ “artigianale” del gruppo, il punto su cui c’è ancora qualcosa da limare. Piccolezze comunque.

Alcuni pezzi sono decisamente vari e ben costruiti, come ‘No Religion’, ‘Stay’ e la conclusiva title track, divisa in tre parti, articolata e con bei duetti vocali; altri episodi invece, come ‘Daydream’ e ‘Everywhere I Go’ suonano un po’ più scontati, anche se sempre piacevoli, mentre la ballatona ‘Far Away’, cantata con Roberto Tiranti dei Labyrinth, risulta piuttosto banale e melensa.

Il tutto è messo in risalto da una produzione molto buona, pulita e dinamica, decisamente adatta alla musica proposta, e che riveste con un appeal moderno i brani.

Un buon lavoro di power melodico insomma, veloce e al passo coi tempi, ben scritto, suonato e prodotto. Sicuramente un lavoro da esportazione, capace di convincere chiunque apprezzi anche solo marginalmente il genere, grazie allo spettro di soluzioni decisamente ampio offerto dai sei milanesi.

Voto recensore
7
Etichetta: Dragonheart/Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist:

01. The Overlook Hotel
02. Mr. Grady
03. No Religion
04. Blackout Of Mind
05. Daydream
06. Everywhere I Go
07. Far Away
08. Stay
09. Lay Down The Law
10. Lethal Injection


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