Les Discrets – Recensione: Prédateurs

Cinque anni dopo “Ariettes Oubliées”, un periodo spezzato soltanto da un album dal vivo, Fursy Teyssier ritorna con il progetto Les Discrets e presenta il terzo album in studio, dal titolo “Prédateurs”. La cabala che attribuisce al numero tre la perfezione, vorrebbe che in occasione di un appuntamento simile una band dia il meglio di sè e raggiunga il suo apice compositivo nonchè punto di riferimento e scontro per il futuro. In questo senso “Prédateurs” più che un arrivo rappresenta un nuovo punto di partenza, poiché il mastermind opta per una completa virata di stile, allontanandosi dalle sonorità che avevano distinto i due precedenti album.

Smessi dunque i richiami al black metal atmosferico e al folk di “Septembre Et Ses Dernières Pensées” e allo shoegaze di “Ariettes Oubliées”, il nuovo “Prédateurs” è un disco che si concentra sull’elettronica, espressa tramite i canoni del trip-hop e di un più “comune” post-rock alla Sigur Ròs, con riferimenti al versante più intimo e malinconico di Massive Attack, Portishead, i nostri Madreblu o, per rimanere in territori a noi più conosciuti, alle ultime cose degli Ulver e degli Antimatter.

Ciò che però la band non muta è quel sentore di cupezza e malinconia che da sempre la distingue. I delicati colori tardo-autunnali di “Septembre…” e “Ariettes” trovano in sostanza un corpo nuovo che si esprime attraverso chiaroscuri elettronici e le voci, dimesse, quasi liturgiche di Fursy e Audrey Hadorn. Un viaggio attraverso una bellezza elegante e rigorosa a volte dettata dalle basi ambient ossessive (“Virée Nocturne”), altre dai delicati richiami elettroacustici e un apporto vocale più vivace, se vogliamo (“Amis De Minuit”).

“Fleur Des Murailles” avanza con dei beats molto cupi e ricorsivi che accolgono le voci recitanti, mentre “Le Reproche” e “Les Jours D’Or” paiono flirtare con distorsioni in chiave post-punk, lasciando comunque emergere il curpus elettronico. “Rue Octavio Mey”, dalla forma canzone più accessibile, è ancora valorizzata dall’inseguirsi tra le due voci e dagli innesti di chitarra acustica, mentre il finale di “Lyon-Paris 7h34”è di nuovo pressante e plumbeo.

Un disco emozionale e intimo. Il progetto Les Discrets si mantiene fedele ai suoi connotati lacrimevoli e autunnali, al tempo stesso cambia profondamente costruendo un solido ponte verso il proprio futuro.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Prophecy Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Prédateurs 02. Virée Nocturne 03. Amis De Minuit 04. Vanishing Beauty 05. Fleur Des Murailles 06. Le Reproche 07. Les Jours D'Or 08. Rue Octavio Mey 09. The Scent Of Spring (Moonraker) 10. Lyon-Paris 7h34
Sito Web: http://www.lesdiscrets.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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