Lemur Voice – Recensione: Insights

Durante la piena del fenomeno prog metal proveniente dagli States, a metà degli anni ’90, il mercato discografico europeo venne invaso da una miriade di band che passeranno velocemente nell’oblio più completo a causa di uno spessore artistico il più delle volte inesistente; ciò accadeva principalmente perché queste formazioni proponevano la copia carbone di quanto contenuto negli album di artisti oggettivamente più innovativi e preparati.

Esisteva per fortuna qualche eccezione, che nonostante non rappresentasse l’avanguardia in musica, era però conscia dei propri mezzi e soprattutto permeava la tecnica contenuta nella propria musica con una concezione melodica ben presente; una di queste eccezioni fu proprio la meteora Lemur Voice, che accanto a questo “Insights” realizzerà solo un altro album pressoché introvabile a titolo “Divided”.

Conosciuti nell’underground europeo nei primi ’90 come Aura, gli olandesi cambiarono nome per renderlo più riconoscibile ed è innegabile come, già dal debut, si dimostrarono band matura, sia a livello di songwriting che di preparazione strumentale; la voce originalissima di Gregoor van der Loo (una sorta di Sting high-pitched prestato al progressive metal), il maestoso gustar work di Marcel Coenen (l’unico di cui avremo tracce future nei Sun Caged o alla corte di Arjen Lucassen), i testi nonché la prestazione tentacolare di Nathan van de Wouw alla batteria, il solido basso di Barend Tromp (dalla smaccata preparazione jazz/fusion come dimostrato anche negli Arabesque) e le raffinate tastiere di Franck Faber hanno reso i Lemur Voice una delle più apprezzate cult band di quella decade.

Abbiamo detto che questi ragazzi non aggiunsero molto a quanto già proposto da Dream Theater e Fates Warning (il secondo album sarà obiettivamente più vario), però lo fecero in maniera referenziale ma non ossequiosa andando a creare alcuni pezzi davvero memorabili (molti dei quali provenienti dall’unico demo realizzato come Aura). L’opener “Intuition” contiene già tutte le caratteristiche del Lemur Voice sound sublimate da uno splendido solo di Coenen anche se l’apice del suo lavoro di chitarra in questo album è contenuto in “Prime Of Passion”, a partire dal contagioso riff fino all’apoteosi centrale.

Curiosa la scelta di piazzare due strumentali di fila, “Akasha Chronicles” (elettrica ed estremamente tecnica) e “Celestial Haze” (acustica e atmosferica) a cui poi seguiranno composizioni più lunghe e cangianti come “Deep Inside” (bilanciata tra neo prog e afflato più moderno) e “Alone” (dal taglio più drammatico); non sono da meno “More Of Nothing” e la conclusiva “Memory Lane”, più melodiche e con le caratteristiche di potenziali singoli.

Per la cronaca “Insights” venne (ben) prodotto da Oscar Holleman (famoso per il suo lavoro coi Vengeance) e pubblicato dalla Magna Carta (i Lemur Voice furono la prima band non americana messa sotto contratto dalla label) che in quegli anni era un’etichetta di tutto rispetto.

Album magari non imprescindibile per chi non ha mai sopportato il filone prog metal ma assolutamente da segnalare per i più giovani che non hanno vissuto quella decade e vogliono riscoprire una buona band che purtroppo non ha avuto la continuazione di carriera che avrebbe meritato (più di altre).

 

Etichetta: Magna Carta

Anno: 1996

Tracklist: 01. Intuition 02. Akasha Chronicles 03. Celestial Haze 04. Deep Inside 05. More Of Nothing 06. Alone 07. Prime Of Passion 08. Memory Lane

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